Farmaci nelle diete: per Cassazione prescrivibili solo se strettamente necessari

Un farmaco potenzialmente pericoloso può essere somministrato in una dieta dimagrante solo quando i rischi della malattia non possono essere contrastati in altro modo e siano più gravi delle possibili conseguenze prodotte dal farmaco. Lo ha affermato la corte di Cassazione con la sentenza 35603, confermando la condanna di un anno inflitta in appello a una dottoressa milanese accusata della morte di una paziente in seguito a una cura dimagrante a base di farmaci.

Nel maggio del 1995, una ragazza di 23 anni si era rivolta alla dottoressa per dimagrire e le era stata prescritta una cura a base di iodiocaseina. Dopo tre anni di questo trattamento, la giovane aveva perso peso e aveva quindi sospeso la cura. Nei nove mesi successivi, però, oltre ad accusare scompensi cardiocircolatori, la ragazza aveva riacquistato velocemente i chili persi, finché, dopo vari ricoveri, era morta.

In appello la dottoressa era stata condannata a un anno di reclusione. La donna si era quindi rivolta alla Cassazione sostenendo che la morte della ragazza non poteva esserle attribuita, in quanto si era verificata dopo nove mesi dalla fine della cura. La Corte non ha accolto queste motivazioni, sostenendo che "l'addebito è quello di aver somministrato farmaci fortemente incidenti sui meccanismi metabolici, senza neppure sottoporre la paziente ad alcun controllo, prima e durante il trattamento sia per verificare l'esistenza di controindicazioni individuali alla loro somministrazione, sia per controllare gli effetti della prolungata assunzione farmacologica". La condotta della dottoressa è stata, secondo la Cassazione, colposa, negligente e imperita. Il medico avrebbe dovuto prescrivere quei farmaci solo "tenendo conto del rapporto costi benefici" e soltanto quando i rischi della malattia non fossero altrimenti contrastabili. Comportamento invece non tenuto dal medico.