Camera e Senato: la Sanità è in "lista d'attesa"

La reversibilità del rapporto di lavoro esclusivo dei medici pubblici. La regolamentazione della procreazione assistita. La tutela degli anziani non autosufficienti. E ancora: disciplina degli informatori scientifici del farmaco, sangue ed emoderivati, responsabilità professionale dei medici, malattie rare, biotech, erboristeria, medicine non convenzionali. Sono cassetti che scoppiano di leggi sanitarie in naftalina quelli che da questi giorni deputati e senatori delle due commissioni competenti di Camera e Senato riapriranno dopo le lunghe ferie estive. Per una ripresa parlamentare che si annuncia incandescente, all'insegna del solito autunno di fuoco.

Niente di nuovo, per la verità, per un settore sanitario che continua a vivere nell'incertezza di quel che è e di quel che potrà essere. Tra una riforma ter in vigore, così poco amata dalla maggioranza (l'abrogazione annunciata nel programma di Governo non è mai stata affrontata in Parlamento) ma non del tutto applicata, e annunci di cambiamenti che restano lettera morta.

Un magro bottino. Ed è proprio questa incertezza ad aver fatto da padrona nei primi due anni di vita della XIV Legislatura. Basta vedere il desolante bottino legislativo fin qui racimolato: tutti i provvedimenti varati in materia sanitaria sono frutto di conversione di decreti legge - ben 15, dai farmaci al patto di stabilità, dai ragni alle acque di balneazione - di misure contenute in due leggi Finanziarie (per il 2002 e per il 2003), da due Comunitarie e dal maxi Ddl sulla pubblica amministrazione collegato alla manovra 2002, nel quale sono state inserite le più severe norme sul fumo e quelle sugli Irccs. Per il resto, nessun altro provvedimento governativo, e tanto meno di origine parlamentare, è riuscito finora a incassare l'approvazione definitiva.

Ingessato da un federalismo che non ha ancora del tutto chiarito i confini tra le competenze di Stato e Regioni, il Parlamento è insomma rimasto alla finestra in materia di legislazione sanitaria. Non sono infatti casuali i malumori che sempre più, neppure tanto sotto traccia, affiorano tra i parlamentari che si sentono espropriati di un ruolo sempre esercitato in esclusiva.

Non che il Governo - o quanto meno il ministro della Salute, Girolamo Sirchia - non ci abbia provato a cercare di far uscire da Palazzo Chigi qualche Ddl: basta pensare alla riforma del rapporto di lavoro esclusivo dei medici del Ssn, che tra infiniti tira e molla con le Regioni (e con Tremonti), dopo decine e decine di versioni è rimasto nel limbo.

Proprio la partita del federalismo e della riforma istituzionale che il Governo ha in serbo, non a caso, sarà per il settore sanitario la sfida decisiva. E così per la discussione del patto di stabilità dell'8 agosto del 2001, come per la valutazione della tenuta dei Lea, i livelli essenziali di assistenza che ancora nel 2001 si sono rivelati sottofinanziati per 8 miliardi di euro. Insomma, per Camera e Senato non mancherà di sicuro la materia del contendere anche sulla sanità.

Quali chance. Dopo due anni di paralisi, peraltro, le commissioni Affari sociali (Camera) e Igiene e sanità (Senato) potrebbero però prendersi qualche "rivincita". Sia pure in alcuni casi con fortissimi contrasti tra maggioranza e opposizione. Un caso per tutti: il Ddl di regolamentazione della procreazione assistita, motivo di scontro trasversale tra le forze politiche, che proprio in autunno potrebbe tagliare al Senato il traguardo del varo definitivo.

A guardare i calendari e le intenzioni dei gruppi parlamentari, le commissioni di Camera e Senato hanno però a portata di mano altre chance legislative. A cominciare dal leit motiv della reversibilità del rapporto di lavoro dei camici bianchi: i presidenti (forzisti) delle due commissioni, Giuseppe Palumbo (Camera) e Antonio Tomassini (Senato), giurano che anche senza il Ddl del Governo, la maggioranza è pronta da subito a fare la sua parte (Regioni permettendo).

Mentre per gli anziani non autosufficienti, il centro-sinistra è pronto a far discutere la sua proposta di legge, con la maggioranza che invece nicchia in attesa dell'annunciato Ddl di Sirchia e Maroni impigliato nella ragnatela dei finanziamenti. A uscire dalle secche potrebbero essere ancora le misure sugli informatori scientifici e quelle sulla disciplina degli emoderivati. Sempre nelle intenzioni. Perché in realtà i desideri dei parlamentari dovranno misurarsi con la battaglia del federalismo. E fare i conti con la Finanziaria 2004.
(15 settembre 2003)

Roberto Turno (da Il Sole-24 Ore del Lunedì)