del 18 settembre 2003

in questo numero:
Primo piano
Istituzioni sanitarie bocciate in comunicazione
Asl ed ospedali informano poco e male, bene medici di famiglia e farmacisti
Asl, ospedali, ambulatori e centri pubblici, per l'85,3% degli italiani, non informano a sufficienza i cittadini sui servizi sanitari offerti loro, primi fra tutti i diritti e le procedure burocratiche da seguire per visite mediche, analisi diagnostiche, ricoveri ospedalieri o altre prestazioni. E' quanto emerge da un sondaggio promosso dal nostro quotidiano (che ha sondato l'opinione dei medici) e dall'Adnkronos (che ha rivolto le stesse domande ai cittadini) in occasione del Com-pa, Salone della Comunicazione pubblica e dei servizi al cittadino, che si è aperto ieri a Bologna.

Quasi la meta' dei votanti (45,5% tra i cittadini e 34,3% tra i medici) ritiene che negli ultimi anni non sia cresciuta la capacita' di comunicazione delle istituzioni sanitarie. Il 30% dei cittadini ed il 36,6%  dei medici pensa che sia aumentata 'di poco', e il 15% di entrambi i gruppi 'abbastanza', contro un esiguo 8,3% di cittadini ed un 13,4% di medici che ha assistito a un miglioramento.

E allora, gli italiani dove trovano le informazioni? Per il 42% i canali che funzionano di piu' sono le 'indicazioni dei medici di famiglia e dei farmacisti. Per il 29% i mass media, per il 22,6% Internet, e solo per il 6,4% le locandine affisse nelle strutture sanitarie.
Sanità
La proposta
La comunicazione in sanità va insegnata all'Università
La comunicazione in sanita' deve entrare a pieno titolo nell'insegnamento universitario? Questo il quesito su cui invitiamo voi lettori ad esprimervi. "Medici, infermieri e operatori sanitari non possono improvvisarsi 'comunicatori' ma devono essere preparati a informare i pazienti e il pubblico e a dialogare fra loro all'interno delle strutture sanitarie''. Ne e' convinta Margherita Ricciuti, direttore dell'Unita' Risorse umane e Comunicazione pubblica della Asl Napoli 2, che si dice niente affatto sorpresa dei risultati del sondaggio, nel quale il campione di 'navigatori' ha dato un giudizio negativo dell'informazione ricevuta dalle istitutizioni sanitarie.
Per questo ''e' importante insegnare a comunicare sin dall'universita', per avere manager e direttori sanitari, ma anche medici, infermieri e operatori preparati''.
Diete
Cassazione, no a prescrizioni facili di farmaci
Al bando le prescrizioni 'facili' di farmaci per contrastare i chili di troppo. La Cassazione interviene sulle diete dimagranti e invita i medici a non prescrivere con troppa disinvoltura farmaci ai pazienti che si rivolgono loro per eliminare i chili in piu'. Lo fa con la sentenza 35603 con la quale sottolinea che ''e' possibile somministrare un farmaco potenzialmente pericoloso'' solo ''quando i rischi della malattia non siano altrimenti contrastabili e appaiano piu' gravi delle potenziali conseguenze della somministrazione del farmaco''. A sollevare l'intervento dei giudici, una dottoressa milanese di igiene, che si era vista infliggere una condanna ad un anno di reclusione per omicidio colposo per aver prescritto una cura di farmaci a base di iodiocaseina a una ragazza di 23 anni con qualche chilo di troppo che si era rivolta al medico per seguire una cura dimagrante.

Spesa pubblica
Toscana, risparmiati 4,5 milioni di euro
Sono partiti all'inizio di quest'anno e hanno gia' accumulato un risparmio di 4,5 milioni di euro, centralizzando circa la meta' delle gare che ciascuna Azienda sanitaria effettuava singolarmente. Si tratta dei tre Consorzi di area Vasta - Toscana del Nord, centrale e costiera - in cui e' stato diviso il territorio regionale. A confermarlo e' un primo studio condotto dal dipartimento per il diritto alla salute della Regione. Il risparmio e' stato possibile grazie alla rinegoziazione delle condizioni per le forniture dei servizi e ai minori prezzi di aggiudicazione delle gare.
Ue
Su 171 progetti finanziati in sei anni solo 2 sono italiani
Sono solo due, su 171, i progetti per la promozione della salute 'made in Italy' finanziati dalla Commissione europea in sei anni. Poca cosa rispetto agli altri Paesi Ue. Per questa ragione l'europarlamentare di Forza Italia Raffaele Costa ha presentato un'interrogazione al Commissario europeo alla salute e la promozione dei consumatori David Byrne. ''E' colpa dell'Italia che ha scarsa conoscenza delle opportunita' offerte dalla Ue - si chiede Costa - o molti progetti a firma italiana sono stati presentati e poi respinti?''. Il programma comunitario per la promozione della salute pubblica e' rimasto in vigore dal 1996 al 2002. Ha messo a disposizione ben 37 milioni di euro ''ma il nostro Paese e' riuscito a ricevere finanziamenti per soli due progetti, e per una cifra complessiva di soli 500 mila euro.
Scienza
Chirurgia
Linfedema post-mastectomia: efficace il trattamento al laser
Due cicli di trattamento al laser di basso livello (LLLT), ma non uno solo, sono efficaci nel ridurre il volume, la durezza tissutale, e la quantità di fluido extracellulare associati al linfedema post-mastectomia. I miglioramenti sono a volte già visibili nel giro di ore dall'irradiazione. Verosimilmente, il laser riduce la fibrosi ed attiva le vie di drenaggio facenti capo ai linfonodi ancora attivi, stimola la formazione di nuove vie e/o stimola lo sviluppo di una risposta linfocitaria localizzata, aiutando a risolvere il linfedema. Il trattamento non sembra modificare il volume degli arti colpiti, ma purtroppo non sembra neanche poter migliorare il loro range di movimento. (Cancer. 2003;98:1114-1122)
Neurologia
Markers per il morbo di Alzheimer nel fluido cerebrospinale
Il rapporto proteina tau-fosforilata/peptide beta-amiloide-42 nel fluido cerebrospinale potrà in futuro essere usato per aiutare a diagnosticare il morbo di Alzheimer. La quantificazione dei due singoli markers non risulta di per sè capace di accuratezza diagnostica, ma anche con esami neurologici, test neuropsicologici, studi sulle immagini e di laboratorio, essa non supera mai il 90%. Usando valori soglia ottimali, è possibile ottenere una sensibilità ed una specificità rispettivamente dell'86% e 97% per il morbo di Alzheimer, 80% e 73% per le demenze non-Alzheimer, e 80% ed 89% per altri disordini neurologici. (Arch Neurol 2003;60:1202-1206)
Endocrinologia
Diabete gestazionale: persistono per anni i difetti del metabolismo glucidico
Le donne normoglicemiche che hanno avuto diabete gestazionale mantengono per anni piccoli difetti nel metabolismo del glucosio, che potrebbero verosimilmente contribuire all'aumento del rischio di sviluppare diabete di tipo 2 in esse riscontrato. Queste donne infatti hanno spesso segni caratteristici fra i quali obesità centrale, dislipidemia e resistenza all'insulina (maggiori concentrazioni di insulina a digiuno e minore sensibilità all'insulina), nonchè una concomitante disfunzione delle cellule beta. Questo dovrebbe ricordare il maggior rischio di diabete di queste pazienti, nonchè la necessità di effettuare un opportuno screening su di esse. (Clin Endocrinol 2003;59:289-297)
Immunoematologia
Nuova procedura per conservare le piastrine
L'aggiunta di galattosio uridil-difosfato (UDP-Gal) alle piastrine del sangue donato per le trasfusioni consente di conservarle a basse temperature fino a 12 giorni senza diminuire la loro efficacia emostatica, ma migliorando la loro circolazione in vivo. Finora le piastrine richiedevano la conservazione a temperatura ambiente perchè la refrigerazione porta ad una loro rapida clearence da parte dei macrofagi, e ciò significa che ciascuna sacca può essere conservata soltanto per un massimo di 5 giorni per evitare la crescita batterica. Ciò che ne risulta è spesso una scarsità delle riserve rispetto alla richiesta. Il processo di fagocitazione da parte dei macrofagi dipende dal riconoscimento da parte di questi ultimi di un antigene costituito da un ammasso di fattore di Von Willembrand che si viene a creare sulla superficie della piastrina in conseguenza delle basse temperature: la galattosilazione di questi residui esposti impedisce la fagocitosi, rendendo così le sacche conservabili molto più a lungo. (Science 2003;301:1531-1534)
Medicina Interna
Assunzione di fibre e rischio cardiovascolare
Una maggiore assunzione di fibre, specialmente se si tratta di fibre idrosolubili, riduce il rischio di contrarre patologie coronariche. I pazienti che rientrano nel più alto quartile di consumo di fibre, infatti, fanno riscontrare un rischio relativo di sviluppare coronaropatie pari a 0,88 (CI 95% 0,74-1,04 P = 0,05) e di sviluppare patologie cardiovascolari pari a 0,89 (CI 95% 0,80-0,99 P = 0,01) rispetto a quelli nell'ultimo quartile. Tali valori ammontavano rispettivamente a 0,85 (CI 95% 0,74-0,88 P = 0,004) e 0,90 (CI 95% 0,82-0,99) nel caso in cui le fibre consumate siano idrosolubili. (Arch Intern Med. 2003;163:1897-1904)