del 24 settembre 2003

in questo numero:
Primo piano
Aterosclerosi, la clamidia una possibile causa
Gli antibiotici ed i vaccini contro la Clamidia potrebbero affiancarsi o sostituire i farmaci antipiastrinici ed antiaterogeni
La Chlamidia Pneumoniae è in grado di legarsi alle piastrine e determina aggregazione, secrezione ed espressione superficiale di selectina P, un fattore che facilita lo sviluppo dell'aterosclerosi. Queste osservazioni introducono un nuovo possibile meccanismo nello sviluppo delle patologie cardiovascolari. Altri batteri quali E. coli, S. aureus e S. typhimurum hanno invece un effetto scarso o nullo sulla funzionalità piastrinica. Gli antibiotici ed i vaccini contro la Clamidia potrebbero affiancarsi o sostituire i farmaci antipiastrinici ed antiaterogeni, anche se va ricordato che la somministrazione di azitromicina in pazienti infartuati esposti a Clamidia non diminuisce il rischio di eventi cardiovascolari. (Arterioscler Thromb Vasc Biol 2003;23:1677-1683)
Sanità
Epidemiologia
Cancro, 22,4 milioni di malati e 6,2 di morti nel mondo
Sono 22,4 milioni i malati di cancro nel mondo. Nel 2000 erano 10 milioni i nuovi casi, 5,3 milioni tra gli uomini e 4,7 tra le donne, mentre il numero dei decessi si e' attestato a 6,2 milioni di vittime (3,5 mln uomini, 3,7 mln donne). Numeri destinati ad aumentare: entro il 2020 saranno 15 milioni i nuovi casi l'anno e 10 milioni i decessi. Sono questi i dati resi noti a Copenaghen nel corso della European Cancer Conference (Ecco). In Europa, sempre nel 2000, i casi di cancro sono stati 2,7 milioni con una minore differenza tra uomini e donne (rispettivamente 1,4 mln e 1,3 mln). Le morti, invece, hanno raggiunto quota 1,7 milioni, di cui 967 mila tra il sesso maschile e 741 mila tra quello femminile. Ogni giorno a circa 5.500 europei viene diagnosticato un cancro. Quasi la meta' dei malati, pero', e' ancora viva a 5 anni dalla diagnosi.
Senato
Pronto il decreto per l'istituzione di una Commissione unica sui dispositivi medici
Le commissioni Bilancio e Sanità del Senato hanno approvato un Decreto ministeriale che prevede l'istituzione di una Commissione unica sui dispositivi medici (Cud). Entrambe le Commissioni hanno espresso parere favorevole a condizione che vengano soppressi gli articoli relativi alla retribuzione di consulenti e la possibilità di stipulare convenzioni esterne. Il Cud sarà un organo tecnico consultivo del ministero della Salute, sarà composto da 15 membri e opererà presso la Direzione generale dei farmaci e dei dispositivi medici. Segnaliamo inoltre che questa settimana l'aula del Senato esaminerà il Ddl 1514 sulla procreazione medicalmente assistita e si attende a breve il via libera definitivo del Senato al Ddl 2379 che modifica la legge 120 del 2001, consentendo l'uso dei defibrillatori semiautomatici da parte di personale paramedico specializzato in ambito ospedaliero. Riprenderà inoltre in settimana l'esame del Ddl 1310 che modifica il principio della irreversibilità  delle scelte dei medici .
Ue
Biotech, si faranno a Roma le strategie europee
Il Consiglio europeo del 27 novembre prossimo ''dovra' prendere in esame i risultati della Convention europea sulle scienze della vita e le biotecnologie'', la 'due giorni' dedicata al biotech in programma a Roma il 21 e 22 novembre prossimo e organizzata dal Comitato nazionale per la Biosicurezza e le Biotecnologie, per incarico della Presidenza del Consiglio. Lo ha stabilito ieri a Bruxelles il Consiglio di competitivita' dell'Unione Europea. ''Il Consiglio  si precisa in una nota - ha confermato il ruolo cruciale della strategia europea in materia di biotecnologie per lo sviluppo globale e responsabile di un'economia basata sulla conoscenza, per raggiungere gli obiettivi di competitivita' dell'Ue fissati dal Consiglio europeo di Lisbona del 2000, e dal Piano europeo 'Scienze della vita e Biotecnologie - Una strategia per l'Europa'''.
Farmaci
Spesa SSN 8,7% in primi mesi 2003
Diminuisce ancora la spesa farmaceutica a carico del Servizio sanitario nazionale, confermando il trend in atto da gennaio. Nei primi sette mesi del 2003 si e' registrato, infatti, un calo dell'8,7% rispetto allo stesso periodo del 2002. Una contrazione legata alla riduzione del numero delle ricette (-5,5%), secondo gli ultimi dati della Federfarma, l'associazione che riunisce i farmacisti titolari, convinta che ''la spesa 2003 sia sotto controllo e che a fine anno si attestera' su un livello nettamente inferiore alla spesa 2002''.
Secondo Federfarma ''e' ipotizzabile che la spesa farmaceutica 2003 superi di poco il tetto del 13% della spesa sanitaria complessiva, attestandosi intorno al 13,3%''.
Scienza
Chirurgia generale
Ernia inguinale: per l'intervento meglio l'anestesia locale
Nell'intervento chirurgico per ernia inguinale, l'anestesia locale presenta vantaggi sostanziali rispetto a quella regionale o totale. I vantaggi sono la minore durata del ricovero, un dolore post-operatorio più lieve, e minori difficoltà minzionali. Con l'anestesia locale, inoltre, viene ridotto il tempo totale di anestesia, cioè l'intervallo di tempo che intercorre fra l'inizio dell'anestesia fino al momento in cui il paziente lascia la sala operatoria. I buoni risultati ottenuti con l'anestesia locale nei centri specializzati nella chirurgia delle ernie possono in gran misura essere riprodotti nei reparti di chirurgia generale in forma routinaria. (Lancet 2003; 362: 853-58)
Psichiatria
Disturbo bipolare: il litio contiene il rischio di suicidio
Fra i pazienti in trattamento per disturbo bipolare, il rischio di tentativo di suicidio e di morte per suicidio è inferiore con il trattamento con litio rispetto a quello con divalproex (rispettivamente, 31.3 vs 10.8 per 1000 persone-anno; (P < 0,001 e 1.7 vs 0.7 per 1000 persone-anno; P = 0,04). Risulta inoltre inferiore il rischio di ricovero per tentato suicidio (10.5 vs 4.2 per 1000 persone-anno; P < 0.001). Il rischio di morte per suicidio risulta quindi 2,7 volte più elevato durante il trattamento con divalproex rispetto a quello con litio. I tassi di rischio corrispondenti per i tentativi non fatali sono rispettivamente 1,7 per quelli con esito in un ricovero ospedaliero e 1,8 per quelli diagnosticati in pronto soccorso. (JAMA. 2003;290:1467-1473)

Psichiatria
Effetti dei disastri sulla salute mentale degli adolescenti
Un intervento attivo sulla salute mentale dell'adolescente dopo un grave disastro potrebbe trattare e limitare la manifestazione di problemi quali ansia, depressione, disordini del pensiero, aggressività smodata, ed abuso di alcool sia nell'adolescente stesso che nei gruppi di coetanei che esso frequenta. L'intervento citato però non sembra in grado di limitare l'uso di marijuana, ecstasy e sedativi. Secondo dati recenti, gli adolescenti con alle spalle un'esperienza di questa gravità ne risultano in qualche misura segnati nella psiche, e pertanto il medico curante dovrebbe tenerne conto e, nel caso, indirizzare tempestivamente i giovani pazienti verso uno specialista. (Lancet 2003; 362: 691-96)
Ginecologia
La dieta non riduce il livello di ormoni sessuali prima della menopausa
La riduzione dell'esposizione cumulativa agli ormoni ovarici è stata proposta come metodo per ridurre il rischio di tumore mammario ed altri tumori maligni. Ma da un nuovo studio emerge che l'applicazione di una dieta a basso contenuto di grassi ed alto contenuto di fibre (20% delle calorie in grassi, 25 g/die di fibre ed 8 assunzioni giornaliere di frutta o verdura), metodo riconosciuto per ottenere una diminuzione dei suddetti ormoni, non risulta in realtà efficace. La diminuzione dei livelli totali di estradiolo osservata, infatti, ammonta appena al 7,5%. (Cancer 2003;98)
Cardiologia
Cardiomiopatia ipertrofica: la disfunzione microvascolare è un fattore di rischio di morte
Nei pazienti con cardiomiopatia ipertrofica, il grado di disfunzione microvascolare è un forte ed indipendente fattore di rischio di deterioramento clinico e morte. Una disfunzione microvascolare grave può essere presente anche in pazienti con sintomi lievi o completamente asintomatici, e può precedere il deterioramento clinico del paziente di anni. Complessivamente, i pazienti con le peggiori risposte al dipiridamolo (indice di disfunzione microvascolare) riportano un  rischio relativo di morte per cause cardiovascolari pari a 9,6 rispetto ai pazienti con risposte migliori (P = 0,02), e più in generale un rischio relativo di andare incontro ad un esito sfavorevole pari a 20,1 (P = 0,003). (N Engl J Med vol. 349: 1027-35)

 


In questo numero:

1 Fimmg: "Sì al vaccino antinfluenzale"

2 La vitamina C contro l'osteoporosi

3 Cassazione: farmaci anti-fame solo in caso di obesità grave


Fimmg: "Sì al vaccino antinfluenzale"

La Fimmg "scende in campo" contro la Sars e la prossima epidemia influenzale. Mario Falconi, segretario generale della Fimmg e Pierluigi Bartoletti, segretario regionale della Fimmg del Lazio, sostengono che "già dalla scorsa primavera la Fimmg ha intrapreso una campagna di educazione sanitaria per sensibilizzare la popolazione in previsione del rischio Sars. La campagna vaccinale rappresenta un pilastro fondamentale della strategia sia contro l'influenza, terza causa di morte per malattie infettive nel nostro Paese, sia per scongiurare il rischio panico da Sars.

"L'importanza della campagna vaccinale è tale che non può essere inquinata da perplessità di carattere medico o scientifico derivanti dalla non univoca interpretazione di normative e circolari sulla sicurezza dei vaccini utilizzati - sostengono Falconi e Bartoletti - Il medico di famiglia è il consulente di salute del cittadino e viene sentito dagli italiani come figura gradita e di riferimento, il rapporto di fiducia che ci lega trascende qualunque altro interesse che prescinda da trasparenza e correttezza. Per questo motivo abbiamo sollevato il problema relativo alla sicurezza dei vaccini antinfluenzali con Thimerosal acquistati dall'assessorato al bilancio della Regione Lazio. Prendiamo atto, della piena e totale assunzione di responsabilità dell'Istituto superiore di sanità e del ministro della Salute Sirchia che hanno certificato l'assoluta innocuità di questo tipo di vaccino non ritenendo pertanto necessario ritir arli dal mercato".

 
La vitamina C contro l'osteoporosi

Lo studio di un gruppo di ricercatori londinesi ha dimostrato che la vitamina C potrebbe rivelarsi una valida alleata contro l'osteoporosi. I ricercatori del St George's Hospital Medical School hanno scoperto che gli estrogeni proteggono le ossa da questa malattia perché le stimolano a produrre antiossidanti. Queste sostanze, tra cui la vitamina C, ripuliscono il corpo da agenti nocivi causati dall'invecchiamento e che portano alla distruzione delle ossa.

Finora, la maggior parte delle cure preventive prevede l'assunzione di ormoni sintetici. Recentemente, però, si era visto che gli estrogeni sintetici potrebbero aumentare il rischio del cancro al seno. I ricercatori di St. George's Hospital sono riusciti a prevenire l'osteoporosi in un gruppo di topi somministrando 20 grammi di vitamina C al giorno.

Il professor Tim Chambers, a capo del team, ha annunciato che "i risultati hanno implicazioni molto importanti per il trattamento di questa malattia invalidante e comune. In un futuro sarà possibile prevenire l'osteoporosi in donne in menopausa somministrando antiossidanti o stimolando le loro ossa a produrne". Per ora la dose quotidiana di vitamina C suggerita dai medici è di 100 milligrammi al giorno e la ricerca consiglia alle donne di aspettare ulteriori conferme a questo promettente risultato.

 
Cassazione: farmaci anti-fame solo in caso di obesità grave

La Cassazione dice “no” alla prescrizione - da parte dei medici - di farmaci per dimagrire se chi li richiede non è affetto da una obesità pericolosa per la salute ma ha, magari, solo qualche chilo di troppo. Il divieto vale ancor più quando la terapia per perdere una taglia è diretta a una giovane ragazza alla quale, invece, non si prescrivono - né preventivamente, né nel corso del trattamento - analisi per verificare se le medicine hanno effetti collaterali negativi.

Così la Suprema Corte ha confermato la condanna - emessa nel 2002 dalla Corte di appello di Milano - a un anno di reclusione, per omicidio colposo, a una dottoressa milanese, Domenica P. L'imputata, nel 1995, prescrisse una cura dimagrante farmacologica a una giovane di 23 anni, Silvia M., che si era rivolta a lei per problemi di sovrappeso. La ragazza aveva qualche chilo di troppo, ma la ciccia in più non le faceva di certo correre rischi tali da giustificare il ricorso alle medicine, osservano i giudici di piazza Cavour. Inoltre, gli “ermellini” aggiungono che la dottoressa, durante i tre anni in cui seguì Silvia, non la sottopose mai ad analisi per verificare l'effetto della cura. Quando la ragazza sospese il trattamento perché iniziava a sentirsi male, la jodiocaseina presente nei farmaci le aveva ormai irreversibilmente danneggiato la tiroide. In breve tornò ad ingrassare. Vani furono i ricoveri ospedalieri nel nosocomio di Vimercate e al Sa n Raffaele di Milano. Morì in corsia per arresto cardiocircolatorio: l'improvviso sovrappeso le aveva pesantemente affaticato il cuore.

Invano la dottoressa ha cercato di discolparsi, sostenendo che la morte della paziente era avvenuta dopo nove mesi dalla sospensione del trattamento e quindi non c'era relazione tra l'assunzione delle medicine dimagranti e l'accentuato ipertiroidismo. I supremi giudici le hanno risposto che “nessun elemento induce a ritenere che la patologia della paziente (obesità) fosse di gravità tale da indurre alla somministrazione di farmaci”.

Quanto all'incidenza negativa dei “cocktail perdi-peso” sul metabolismo, evidenzia la Suprema Corte, essa è unanimemente riconosciuta da tutta la letteratura scientifica. Pertanto - concludono gli alti magistrati nella sentenza 35603 - si deve considerare "colposa, perché negligente e imperita, la condotta del medico che prescriva e somministri medicinali potenzialmente idonei a interferire su funzioni essenziali della persona senza verificarne preventivamente la tollerabilità da parte del paziente e l'inesistenza di controindicazioni e senza verificarne gli effetti nel corso della terapia”.

In sostanza, per la Cassazione, è meglio che i medici prescrivano ricette solo per le malattie serie e non per sconfiggere qualche piccolo problema di girovita.

In questo numero:

1 Banca dei tessuti del Veneto, nuove tecniche di reimpianto

2 Federfarma: "Spesa farmaceutica in calo"

3 Praticò la terapia del dolore due anni fa: assolto


 
Banca dei tessuti del Veneto, nuove tecniche di reimpianto

Prelevare da un donatore vivente alcune cellule, coltivarle in vitro e reimpiantarle in pazienti che soffrono di deficit funzionali importanti, come nel caso di un infartuato cardiaco: l'avveniristico progetto, sostenuto dalla Regione Veneto, coinvolge il dipartimento di Anatomia e Fisiologia e il dipartimento di Scienze Farmaceutiche dell'università di Padova e la banca dei tessuti della Regione Veneto.

"Il progetto consiste - spiega il dottor Adolfo Paolin, direttore della Banca - nel prelevare da un donatore vivente alcune cellule. Il prelievo può avvenire dal cordone ombelicale, dalle ossa e dai muscoli. Una volta estratte le cellule, con tecniche molto sofisticate vengono prima coltivate in vitro e poi, una volta cresciute, reimpiantate in pazienti che soffrono di deficit funzionali importanti. Nel caso di un infartuato cardiaco, per esempio, le cellule vengono reimpiantate con l'obiettivo di riparare il muscolo cardiaco danneggiato".

"Questa metodica - aggiunge Paolin che tiene a sottolineare come la banca dei tessuti della Regione Veneto abbia dimostrato la valenza ottenendo la certificazione Iso 9001/2000 - potrà essere utilizzata anche in altri pazienti, come quelli che presentano una lesione ossea o muscolare". Questa banca, una delle più efficienti del panorama nazionale, ha ottenuto la qualifica di "riferimento nazionale" per il tessuto muscolo-scheletrico, ma raccoglie e distribuisce anche valvole cardiache, segmenti arteriosi e venosi, membrane amniotiche e isole di Langherans. Non sono pochi i pazienti, e tra questi gli sportivi, che calcano i campi di gioco con tendini e legamenti provenienti da banche come la banca dei tessuti della Regione Veneto.

 
Federfarma: "Spesa farmaceutica in calo"

Continua a calare la spesa farmaceutica a carico del servizio sanitario nazionale. Lo afferma Federfarma secondo la quale nel periodo gennaio-luglio di quest'anno si è registrata una diminuzione dell'8,7% rispetto allo stesso periodo del 2002. Inoltre, le misure applicate sia a livello nazionale (riduzione dei prezzi al 7% e revisione del prontuario dal 16 gennaio, rimborso di riferimento per i farmaci senza brevetto) sia regionale (ticket a carico dei cittadini o distribuzione diretta che sposta parte della spesa per farmaci in altre voci di bilancio) continueranno a produrre effetti anche nei prossimi mesi.

Pertanto, secondo Federfarma, anche se alcune Regioni hanno attenuato l'impatto dei ticket e notizie su possibili interventi nel settore possono determinare aumenti dei consumi, "è prevedibile che la spesa farmaceutica nel 2003 sarà nettamente inferiore a quella del 2002. Ed è ipotizzabile che la farmaceutica 2003 superi di poco il tetto del 13% della spesa sanitaria complessiva, attestandosi intorno al 13,3%".

Praticò la terapia del dolore due anni fa: assolto

Ha agito secondo scienza e coscienza, senza scopo di lucro, ma anche come precursore nell'utilizzo di quelle medicine. Così la Cassazione, con una sentenza, ha assolto un medico di Rovigo, accusato di aver prescritto stupefacenti, a uso non terapeutico, prima che la terapia del dolore fosse approvata con la legge 12 del 2001.

Il medico era stato condannato a un anno e due mesi dalla Corte di appello di Venezia, nell'aprile del 2001, per aver prescritto oppiacei e anfetamine a tossicodipendenti in crisi di astinenza e ai malati di Hiv in preda ai dolori della fase terminale. La Cassazione ha annullato la condanna perché il reato non sussiste. Infatti, dice la Corte, se è vero che il medico aveva prescritto quei farmaci prima che venissero liberalizzati, è anche vero che la sua è stata una scelta terapeutica che adesso ha trovato "pieno riconoscimento nel vigente ordinamento". L'unico rilievo mosso dalla Corte è che il medico avrebbe potuto prescrivere che i trattamenti avvenissero in ambulatorio, anziché a casa.