Ospedali a gestione diretta: primo check del ministero

Quasi 11 miliardi di euro per il personale; poco più di 3 per acquistare beni che vanno dai farmaci alla benzina per le ambulanze; circa 1 miliardo per bollette e servizi esternalizzati (mense, lavanderie e consimili). A conti fatti, nel 2001, per far girare le macchine dei 507 ospedali che gestiscono direttamente - ovvero tutte le strutture non aziendalizzate - le Asl hanno aperto un salvadanaio da 17 miliardi, pari al 56% della spesa ospedaliera totale.
E hanno dato vita a un'altalena di esborsi che in molti casi non paiono direttamente collegati né all'ampiezza né all'attività svolta dalla struttura.

A tracciare il primo check sui costi di produzione degli ospedali piccoli, medi e qualche volta grandi che costituiscono l'ossatura fondamentale dell'assistenza sanitaria pubblica - assommano il 70% delle strutture e il 50% dei posti letto pubblici - è un Rapporto appena pubblicato sul sito della Salute, che ha passato al setaccio tutte le strutture dislocate nelle Regioni che nel 2001 avevano adottato la contabilità economico-patrimoniale: all'appello mancano solo Bolzano e la Sicilia, adeguatesi successivamente.

Dall'analisi - messa a punto da Angela Adduce, Aurelio Cristallo e Pier Paolo Di Pietro, funzionari della Programmazione sanitaria - emergono con forza almeno due dati: il personale resta la variabile fondamentale dei costi del Ssn (incidenza media: 63,71%), ma nell'organizzare i propri affari gli ospedali di una stessa Regione possono arrivare a spendere fino al 25% in più o in meno per la stessa voce, indipendentemente dal numero dei letti.

Le graduatorie. Le differenze sono tali da entusiasmare gli appassionati di classifiche. Assai meno chi bada alla tenuta dei conti della Salute. Il problema non sta nei grandi numeri: basta il modello organizzativo adottato a livello regionale a spiegare la variabilità dei costi complessivi. Così, la scelta della super-aziendalizzazione giustifica, in Lombardia, la sopravvivenza di pochi ospedali a gestione diretta e i costi decisamente contenuti (516,8 milioni). In Veneto, all'opposto, ci sono solo due ospedali azienda (Padova e Verona) e una miriade di presidi a gestione diretta che garantiscono gran parte dei ricoveri con spese di produzione da quasi 3 miliardi.

Fin qui, tutto chiaro. Dubbi e perplessità nascono semmai analizzando su e giù per la Penisola i picchi d'incidenza delle diverse voci di spesa.

Cari medici, cara bolletta. Le originalità esplodono già al capitolo del personale: l'incidenza maggiore si registra in Calabria (76,73%), Campania (74,81%) e Lazio (70.75%), quella più bassa in Emilia Romagna (56,23%), Veneto (56,61%) e Liguria (59,69%).

Le punte estreme però emergono in Umbria e in Friuli: un servizio psichiatrico di diagnosi e cura (Spdc) di Terni destina al personale il 96,48% dei costi di produzione; l'ospedale S. Maria dei battuti di Cividale (Udine) se la cava con il 32,08%. Analoghe peculiarità si registrano per il ruolo tecnico: in media incide per il 12%, ma supera il 16% in Basilicata.

Stessa musica, infine, alla voce "acquisti", dove spicca il caso delle Marche: farmaci, diagnostici, cancelleria e così via, rappresentano il 24,81% della spesa contro una media del 17,83%. Economie Doc, viceversa, in Campania, dove lo shopping di settore vale solo il 12,95% dei costi.

Punte estreme l'Ospedale di Macerata, che destina ai beni sanitari il 45% delle risorse, all'estremo opposto - di nuovo protagonista - il già citato Spdc di Terni, che dopo aver esagerato col personale tira la cinghia e blocca gli acquisti all'1,68% della spesa. Infine i servizi non sanitari, vero specchio delle scelte in tema di esternalizzazione dei servizi.

Utenze e appalti rappresentano in media il 6,5% della spesa, ma si oscilla dal 3,34% del Piemonte all'8,21% del Lazio.

Portabandiera del "fatto in casa" il solito Spdc di Terni e il Centro di riabilitazione Inail di Pisa. Zero appalti, zero spese, per entrambi. Ma viene da chiedersi come se la cavano con luce, telefono e utenze varie. Ovviamente una spiegazione per questo e altri fenomeni dovrà essere trovata in seguito.

«Il rapporto - avvertono gli autori - offre lo spunto per future analisi dettagliate». I consigli per gli acquisti, arriveranno poi.