Errori in corsia: "cure"arenate. E le assicurazioni si ritirano dal mercato

"Cura"arenata per gli ospedali

Sugli errori medici «si continuano a sparare cifre da mercato degli imbonitori» e si blocca un Ddl che «obbliga ospedali pubblici e privati a stipulare un'assicurazione per responsabilità civile dei danni provocati ai pazienti dal proprio personale sanitario, medico e non medico, per poter proseguire l'attività», forse per rispondere a «pressioni» delle assicurazioni.

La denuncia arriva dal presidente della commissione Igiene del Senato, Antonio Tomassini (Fi), firmatario di un provvedimento sulla responsabilità professionale del personale sanitario (S 108), presentato nel giugno 2001 e approvato a larga maggioranza, in sede referente, nel maggio 2002. Del testo, pronto da allora per l'aula, non s'è saputo più nulla. Tomassini - reduce dall'ennesimo convegno in tema di risk management (stavolta sul rischio legato alle tecnologie, vedi articolo a fianco) - dice di non vederci chiaro. «Il provvedimento - afferma - si è arenato su una relazione ingiustificata della commissione Bilancio. E ho l'impressione che a pesare non sia stata tanto la preoccupazione per la spesa pubblica, quanto le pressioni del privato. Compagnie assicurative in prima fila. Ho appena sollecitato la capigruppo a riesaminare la questione, chiedendo la calendarizzazione prima della sessione di bilancio. E viste le cifre che corrono sono pronto a chiedere l'interessamento del ministro dell'Economia, Domenico Siniscalco».

L'atout principale del Ddl sta proprio nell'aver agganciato la prosecuzione dell'attività della struttura alla stipula dell'assicurazione: «Troppe aziende hanno in sospeso anche i rinnovi di vecchie polizze - aggiunge Tomassini - a causa dei costi poibitivi imposti dalle compagnie».

La speranza è di arrivare a un mercato almeno in parte calmierato grazie alla totalità della platea sottoposta al vincolo. I vantaggi sarebbero notevoli anche per i pazienti: i danneggiati avrebbero capacità di azione diretta per ottenere il risarcimento dall'assicurazione, entro i limiti della polizza sottoscritta dalla struttura e di valore provvisorio nel caso di postumi ancora non definiti.

E potrebbero ottenere il risarcimento entro 20 giorni accettando la somma proposta dall'assicuratore. In caso di mancato accordo sarebbe sempre possibile il ricorso a un collegio arbitrale incaricato di emettere giudizio secondo equità e non impugnabile nell'arco di 90 giorni. Gli ospedali potrebbero rivalersi sui «colpevoli» solo in caso di dolo. Caso che - come dimostra l'alto numero di azioni legali chiuse con assoluzione (oltre il 50%) - è assai più raro di quanto non si dica.
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Le compagnie: gestire i rischi

È una ritirata in piena regola quella delle compagnie assicurative dal mercato della responsabilità professionale medica. A spiegarla, bastano le cifre registrate dall'Ania nell'ultimo rapporto annuale: tra il 1994 e il 2002 le denunce per colpa professionale sono aumentate del 148% (da 3.150 a 7.800) e il relativo costo medio dei sinistri del 21%; le denunce contro le strutture sanitarie sono cresciute del 31%, il costo medio dei sinistri del 67 per cento.

Fisiologica la reazione delle imprese: aumento dei premi (fino a 5-6mila euro l'anno) e trasformazione delle condizioni di copertura (franchigie, scoperti, massimali ridotti, claims made). Ma comunque, nel 2002, per ogni 100 euro di premi incassati, le compagnie hanno sostenuto spese ed esborsi per risarcimenti pari a 180 euro per la responsabilità professionale medica e a 240 per quella delle strutture sanitarie. "Rossi" sostanziosi per il ramo Rc generale, che nel 2003 ha generato perdite per 659 milioni.

I medici chiedono garanzie. Per arginare il contenzioso, innanzitutto: secondo l'«Associazione medici accusati ingiustamente di malpractice» (Amami), ogni anno ci sarebbero 47mila cause pendenti, penali o civili, e 15mila-18mila camici bianchi citati in giudizio. Due processi su tre, però, si risolverebbero con un'assoluzione. Il condizionale è d'obbligo: in realtà non esistono dati certi. L'unica indagine sistematica è quella condotta dall'Osservatorio nazionale sulla malpractice medica istituito presso l'Università di Napoli, che coinvolge altri dieci atenei. Finora i procedimenti censiti non superano il centinaio, ma i risultati sono significativi. Perché confermano la classifica degli specialisti più esposti (ginecologi, chirurghi e ortopedici). E perché in oltre il 70% dei casi segnalati è stata riconosciuta la responsabilità del professionista.

Che fare, allora? Per l'Ania, prevenire è meglio che curare. Ieri, al Politecnico di Milano, intervenendo a un convegno su «Rischio tecnologico e responsabilità legale in sanità», il vicedirettore generale dell'associazione, Marco Fusciani, ha ribadito che «la strada da percorrere è quella di una migliore gestione del rischio». Più efficace di una copertura assicurativa obbligatoria delle strutture, che «consente il trasferimento del rischio, non certamente un mezzo per la sua riduzione».

Alcune compagnie, da parte loro, hanno scelto la via di convenzioni con le associazioni di categoria. E l'Amami, che a marzo celebrerà il suo secondo congresso nazionale, si è fatta promotrice di un'altra proposta: un accordo arbitrale che sgonfi il contenzioso medico-paziente, affidando la soluzione della controversia a un collegio anziché ai giudici

 

Dall'Oms l'Atlante delle malattie cardiovascolari e dell'ictus nel mondo

Arriva l'Atlante delle malattie cardiovascolari e dell'ictus nel mondo, una mappa dettagliata della diffusione dell'epidemia che si conferma, globalmente, la prima causa di morte. Lo ha pubblicato l'Organizzazione mondiale della Sanità, in collaborazione con i Centers for disease control di Atlanta e il ministero Usa della Salute, a pochi giorni dalla Giornata mondiale dedicata alla salute del cuore.

L'obiettivo è rafforzare gli interventi e la lotta a queste patologie da parte di Governi, Parlamenti, organizzazioni
nazionali e internazionali, operatori sanitari, famiglie e singoli cittadini. Dati alla mano, ognuno è chiamato a fare la sua parte.

Malattie cardiovascolari e ictus uccidono circa 17 milioni di persone l'anno, un terzo di tutti i decessi nel mondo. Entro il 2020 saranno la prima causa di morte e disabilità, con un numero di vittime destinato a raggiungere i 20 milioni l'anno e addirittura i 24 milioni entro il 2030. "Il vecchio stereotipo che le patologie cardiache colpiscono solo uomini di mezza età, sovrappeso e stressati nei Paesi occidentali - afferma Robert Beaglehole, direttore Oms per le malattie croniche e la promozione della salute - è smentito dai fatti. Uomini, donne e bambini sono a rischio e i più colpiti sono proprio i Paesi in via di sviluppo".

L'Atlante, ricco di cartine e foto, raccoglie i dati delle malattie cardiovascolari in ogni Paese, evidenziandone la diffusione con mappe colorate. E stila una sorta di classifica del rischio nei vari Stati, sulla base della prevalenza di ipertensione, fumo, sedentarietà, obesità, diabete. Per la prima volta, per tutti i Paesi, è disponibile un quadro dettagliato, con gli anni di vita in salute persi per patologie cardiache e ictus, i costi sostenuti, il numero di fumatori, l'elenco di leggi e misure preventive.

 

Cellule staminali e laser per riparare la cornea
 

Cellule staminali abbinate al laser per riparare la cornea danneggiata da ulcere, ustioni o gravi traumi. La tecnica, sperimentata come alternativa al trapianto su tre pazienti dell'istituto clinico Humanitas di Rozzano (Milano), è tra le novità che saranno presentate da domani a sabato a Milano in occasione di  Refr@ctive.online. Al convegno internazionale di oculistica (www.refractiveonline.it), organizzato e presieduto da Paolo Vinciguerra, responsabile dell'unità operativa di oculistica in Humanitas, saranno descritte anche una nuova tecnica di chirurgia refrattiva e lenti che risparmiano ai pazienti operati di cataratta l'uso dei vecchi e antiestetici occhiali bifocali. Alla tre giorni sono attesi oltre 500 specialisti italiani e stranieri, da Usa, Giappone, Canada, Argentina, Germania, Francia, Grecia e Svizzera.

La tecnica a base di staminali e laser è stata messa a punto dall'équipe di Vinciguerra in collaborazione con la Banca delle cornee di Mestre (Venezia). La metodica unisce l'impianto di cellule staminali omologhe, per rigenerare il tessuto danneggiato, alla chirurgia laser Ptk per levigare e rimodellare la superficie corneale. L'obiettivo, spiegano gli esperti, è di "offrire ai chirurghi una valida alternativa al trapianto in casi selezionati o una possibilità di intervento quando il trapianto non è possibile". L'impiego di staminali prelevate dallo stesso paziente "evita il rischio rigetto" e l'associazione di cellule madri e laser permette risultati migliori. Altra novità dal convegno milanese è Epilasik, una nuova tecnica di chirurgia refrattiva sviluppata in Grecia, ancora in fase di studio ma già registrata con marchio Ce e utilizzata in Humanitas, tra i centri europei di riferimento. A detta degli esperti la metodica combina i vantaggi delle tecniche più diffuse Lasik e Prk, ma rispetto a queste ultime agisce in superficie col risultato di "un epitelio più vitale, interventi più sicuri, un recupero funzionale più rapido e ridotti disturbi postoperatori".

Infine "nuove lenti per gli interventi di cataratta, che permettono ai pazienti operati di correggere tutti i difetti visivi
che impediscono di mettere bene a fuoco gli oggetti da vicino o da lontano (miopia, presbiopia, ipermetropia), tranne l'astigmatismo". Sono "le lenti apodizzate a cerchi concentrici, che sostituiscono il cristallino utilizzato finora e i vecchi occhiali con lenti multi o bifocali". L'edizione 2004 di Refr@ctive.online prevede varie sezioni monotematiche e, nell'ambito del programma Ecm, corsi paralleli di approfondimento o di interazione tra docenti e piccoli gruppi di partecipanti.

 

Direttori sanitari: no alla figura del coordinatore clinico

Il futuro delle aziende sanitarie è il tema del 30° congresso nazionale su "L'azienda sanitaria: quale direzione?" organizzato dall'Anmdo (Associazione dei medici delle direzioni ospedaliere) che ha preso il via oggi a Sorrento e che si concluderà sabato, al quale partecipano circa cinquecento direttori sanitari ospedalieri, provenienti da tutt'Italia.

Un quesito più che legittimo, secondo i direttori sanitari, vista la ventilata introduzione, da parte del ministro della Salute, Girolamo Sirchia di un'altra figura all'interno delle strutture, un coordinatore clinico. Una figura che non tutti condivididono tanto che, al termine del congresso, sarà presentata una lettera-appello al ministro.
 
"Ci sembra assurdo" ha ribadito il vicepresidente della categoria, Francesco Longanello, nonché direttore sanitario della Clinica mediterranea di Napoli "che si debba frapporre una figura similare alla nostra quando noi medici responsabili delle direzioni sanitarie siamo tutti, per contratto, impegnati a tempo pieno nelle nostre strutture. Un lavoro che ci coinvolge e responsabilizza".

"In questa tre giorni - ha continuato Longanello - si discuteranno anche altre problematiche. Molto attesi sono i dibattiti che punteranno l'indice sia su temi tecnici come i tessuti in sala operatoria sia su altri strutturali come l'accreditamento della direzione medica sanitaria e ospedaliera. Al termine del congresso - ha concluso Longanello - verrà inviato un documento-appello al ministro della Sanità".

 

Ricerca: nuove tecnologie per l'enfisema

Il Laboratorio di tecnologie biomediche del Politecnico di Milano ha ottenuto riconoscimenti in Europa e negli Usa grazie alla scoperta di nuove tecnologie per migliorare la diagnosi e il trattamento dell'enfisema polmonare e di altre patologie respiratorie.

"È possibile infatti - si legge in una nota - realizzare un programma di terapie mediche studiato ad hoc per ogni paziente affetto da malattie respiratorie attraverso la pletismografia optoelettronica: una nuova tecnologia, non invasiva, che consente la misurazione tridimensionale della superficie toraco-addominale in grado di valutarne il movimento e le variazioni durante la fase di respirazione".

La ricerca, condotta da diversi anni al Politecnico di Milano e coordinata da Antonio Pedotti, direttore del Tbm Lab, "ha consentito di individuare i diversi meccanismi di limitazione della respirazione nei pazienti affetti da enfisema polmonare e bronchite cronica, al fine di determinare per ogni soggetto il programma di terapia più adatto a recuperare la funzionalità respiratoria".

"Fino ad ora - spiega nella nota Andrea Aliverti, ricercatore del dipartimento di Bioingegneria del Politecnico di Milano - questo nuovo metodo di indagine ha fornito dei risultati che sono davvero unici poiché consente di evidenziare, respiro per respiro, come si comportano le diverse aree in cui si divide la superficie toraco-addominale nella fase di respirazione durante esercizio, arrivando a individuare gli effetti delle limitazioni del flusso respiratorio".

Durante le sperimentazioni i pazienti sono analizzati ponendo sul torace dei marcatori riflettenti, mentre i ricercatori si servono di telecamere computerizzate collegate ad un sistema automatico che analizza le variazioni del movimento del torace in fase di respirazione. "La pletismografia optoelettronica - conclude la nota - è attualmente utilizzata in diversi laboratori di ricerca europei e americani su alcune centinaia di pazienti nell'ambito di un progetto promosso dall'Unione europea e coordinato dal Politecnico di Milano".

Ricerca: prima nascita dovuta a trapianto di tessuto ovarico
 

La prima bambina al mondo concepita grazie a un trapianto di tessuto ovarico cui è stata sottoposta la madre, è nata ieri in Belgio, secondo quanto riferisce il periodico specializzato The Lancet. La tecnica operatoria potrà dare una nuova speranza di maternità alle donne in menopausa e a quelle che hanno dovuto subire l'asportazione delle ovaie.

I medici dell'università cattolica di Lovanio, in Belgio, prima di trasferire la tecnica sulla loro paziente, l'hanno sperimentata su scimmie. Il dottor Jacques Donnez ha prelevato alcune cellule ovariche sane a una donna, prima del trattamento radoterapico per un linfoma di Hodgkin, nel 1997. Cinque anni dopo la donna, che oggi ha 32 anni, guarita completamente dal tumore, ha subito il reimpianto delle cellule nelle tube di Falloppio. Dopo essere rimasta incinta naturalmente, ha dato alla luce a Bruxelles un bella bambina in perfetta salute.

Alcuni clinici hanno tuttavia messo in dubbio il successo dell'operazione, affermando che la donna potrebbe aver conservato alcune cellule ovariche sane anche dopo il trattamento antitumorale, e non vi è sicurezza che non siano state queste a deteminare la gravidanza, anziché le cellule reimpiantate. Le ovulazioni della paziente si erano interrotte dopo la terapia, riprendendo tre anni dopo. Gli autori della terapia rispondono che "molti indizi sostengono la nostra asserzione che la gravidanza sia dovuta al tessuto autotrapiantato".