Consenso informato: il "decalogo" della Cassazione
Secondo la Corte Suprema, il paziente deve conoscere anche il grado di efficienza della struttura

Settembre 2004 - Non basta informare il paziente dei rischi di un intervento: il malato deve anche essere messo a conoscenza delle dotazioni e delle attrezzature dell'ospedale. Lo ha stabilito una sentenza della terza sezione civile della Cassazione, in cui la Corte Suprema ha fatto il punto sul tema del consenso informato. La sentenza riguardava la rischiesta di risarcimento di un paziente che aveva subito un deficit fonetico in seguito a un'intubazione effettuata durante l'anestesia per un'operazione all'anca. Secondo l'uomo, i medici erano responsabili del danno per mancanza di consenso informato sui rischi legati all'anestesia.
I giudici non hanno accolto la richiesta, ma hanno approfittato dell'occasione per soffermarsi sul tema delicato del consenso informato, ricordando e precisando i doveri del medico.
Il dottore ha l'obbligo di informare il paziente dei problemi tecnici legati all'operazione, anche se non è tenuto a informare il malato dei rischi di possibili di incidenti "anomali", al limite del fortuito, dal momento che è necessario evitare che l'assistito rifiuti di sottoporsi all'intervento.
Se l'operazione è particolarmente difficile, l'obbligo di informazione riguarda anche i rischi specifici rispetto a eventuali scelte alternative.
Il diritto di informazione del paziente si estende, infine, anche allo stato della struttura in cui è ricoverato. In questo modo, il malato è in condizione di decidere se rivolgersi a un'altra struttura sanitaria, più attrezzata
L'antitetanica è d'obbligo
Secondo una recente pronuncia della Corte costituzionale rimane legittimo imporre la vaccinazione ai nuovi nati

Settembre 2004 - È ancora valido e legittimo l'obbligo della vaccinazione antitetanica per i neonati, sancito dall'art.1 della legge 292/1963. Lo ha confermato la Corte costituzionale, respingendo una questione sollevata dalla Corte d'appello di Venezia.
Al giudice veneziano si era presentato il caso di una coppia che rifiutava la vaccinazione per il proprio figlio. Il rifiuto non nasceva da un'opposizione preconcetta e immotivata, ma dal "desiderio di capire il motivo dell'immunizzazione, sapendo che il vaccino antitetanico contenente mercurio è potenzialmente pericoloso per la salute", al punto che, nel momento in cui la coppia si rivolgeva alla Corte (2003), era previsto il suo ritiro dal commercio.
La Corte di Venezia aveva quindi esposto il problema a quella costituzionale, precisando che il rischio per un bambino di contrarre il tetano è oggi molto ridotto rispetto all'epoca in cui è stato stabilito l'obbligo della vaccinazione. La mancata immunizzazione di un singolo individuo, inoltre, non metterebbe in pericolo la salute pubblica, dal momento che il tetano è una malattia infettiva ma non contagiosa.
Argomenti che non hanno convinto la Consulta. Secondo quest'ultima, infatti, il provvedimento di ritiro del vaccino in questione non dipendeva da improvvisa evidenza di pericolosità, ma si riferiva a un programma a medio termine di sostituzione con un tipo più recente. E non era da dimenticare, infine, il possibile rischio derivante al neonato dall'omissione della vaccinazione.