Pronto il Piano vaccinazioni 2005-07

È pronto il nuovo Piano vaccinazioni 2005-2007, previsto e approvato dal Consiglio superiore di Sanità e che ora dovrà essere valutato in sede della Conferenza Stato Regioni. Tra le novità di maggior rilievo l'ingresso di tre nuove vaccinazioni raccomandate: quelle contro varicella, meningite e pneumococco, ma anche nuove strategie per aumentare la copertura vaccinale delle persone a rischio. Lo ha annunciato Donato Greco, direttore generale Prevenzione sanitaria del ministero della Salute, intervenuto a Roma alla presentazione dell'indagine "Gli atteggiamenti degli italiani verso la prevenzione medica e la vaccinazione", promossa da Farmindustria.

Il piano che "sarà presentato - aggiunge Greco - appena le Regioni lo approveranno", raccomanda alcune vaccinazioni "nel pieno rispetto della modalità d'offerta delle Regioni stesse". Greco ricorda che è ormai sparita l'obbligatorietà delle vaccinazioni. "Per noi - ha detto - l'obbligo riguarda strutture e medici che devono impegnarsi a promuoverla ed è anche l'obbligo morale per i genitori".

"Gli ultimi dati sulle coperture vaccinali dello scorso anno - ha aggiunto Greco - sono scandalosi: solo il 9% dei bambini con la mucoviscidosi è stato vaccinato, così come solo un diabetico su 2. La maggioranza delle strutture ospedaliere non ha fatto la campagna di promozione delle vaccinazioni" e in tutto mancherebbero all'appello 7 milioni di italiani. "Ai distretti, ai medici e alle Regioni chiediamo di contare quanti sono coloro che dovrebbero ricevere la vaccinazioni: bambini e anziani, malati, personale sanitario e nei servizi utili - ha aggiunto Greco - e di promuovere maggiormente l'immunizzazione contro l'influenza".

Ricerca italiana scopre alterazioni di Dna coinvolte in sviluppo linfomi

 

Il segreto del linfoma potrebbe nascondersi nel difetto di due proteine chiave del sistema immunitario. La scoperta, su un tumore del sistema linfatico che uccide 5mila italiani l'anno, arriva da un gruppo di scienziati italiani dell'ospedale San Raffaele di Milano, del policlinico San Matteo di Pavia e dell'università Amedeo Avogadro del Piemonte orientale di Novara.

Studiando un paziente di 27 anni, colpito dal linfoma e da una rara malattia genetica (in gergo medico sindrome linfoproliferativa autoimmune), gli esperti hanno individuato per la prima volta due mutazioni del Dna che causano il malfunzionamento delle proteine Fas e perforina. Secondo la ricerca le due alterazioni combinate potrebbero contribuire allo sviluppo della neoplasia. "Per nuove terapie siamo ancora lontani - riferisce Marco Bregni, responsabile di Ematologia e trapianto di midollo osseo al San Raffaele e autore dello studio insieme a Rita Clementi del San Matteo - Lo studio ci permetterà invece importanti passi avanti nella diagnosi, perché potremo riconoscere gli individui portatori delle mutazioni, quindi più a rischio".

Entrambe le proteine sono "armi di cui il sistema immunitario dispone per eliminare le cellule anomali", spiega Bregni. In particolare, prosegue, "Fos spinge al suicidio (apoptosi o morte cellulare programmata) i linfociti che hanno già svolto la loro funzione, impedendo loro di rimanere in circolo con il rischio di ribellarsi e dare origine a reazioni autoimmuni". Il suo malfunzionamento è responsabile della sindrome linfoproliferativa autoimmune perché i linfociti, incapaci di andare incontro ad apoptosi, si accumulano determinando un ingrossamento di milza e linfonodi e favorendo l'insorgenza di infezioni e tumori.

Quanto alla perforina, "viene utilizzata dal sistema immunitario per distruggere le cellule infette o tumorali, bucandone la superficie e provocandone la morte. Ed è il primo caso - precisa il ricercatore - in cui si è evidenziato come un deficit di questa proteina sia coinvolto nell'insorgenza dei linfomi umani". Il doppio difetto, insomma, può originare da un lato l'accumulo nei linfonodi di linfociti impazziti che possono trasformarsi in cellule tumorali, dall'altro un deficit del sistema immunitario che non è più in grado di riconoscere le cellule tumorali e di eliminarle. La scoperta, assicurano gli autori, oltre a contribuire alla comprensione delle cause di una malattia genetica rara, apre nuove prospettive nello studio dei tumori linfatici e dell'azione di controllo che il sistema immunitario esercita sul loro sviluppo.

"I meccanismi per cui il sistema immunitario fallisce nel suo compito di difesa da infezioni e tumori non sono ancora chiari - aggiunge Bregni - In questo senso lo studio di malattie in cui vi siano difetti di molecole indispensabili per la sua corretta funzionalità risulta particolarmente utile. Il caso che abbiamo studiato, ad esempio, ci ha permesso di evidenziare come due proteine del sistema immunitario, se difettose, siano implicate contemporaneamente nello sviluppo dei linfomi", conclude lo scienziato.