Manovra: la Sanità batte cassa e Sirchia vuol chiedere 5,6 mld a Siniscalco

Da 81,3 a 86-87 miliardi di euro, con un incremento che viaggia tra il 5 e il 6 per cento. Mentre il ministro dell'Economia, Domenico Siniscalco, stringe i bulloni della crescita della spesa pubblica per il 2005, il responsabile della Salute, Girolamo Sirchia, si prepara a chiedere per il Ssn aumenti che viaggiano a ritmi ben superiori a quel +3,7-3,9% che Siniscalco è pure disposto a concedere ai costi dell'assistenza sanitaria.

È con queste cifre, e con un piano specifico ancora allo studio, che Sirchia incontrerà la prossima settimana, probabilmente mercoledì, il collega dell'Economia in vista della messa a punto della Finanziaria 2005. A testimonianza che il capitolo "spesa sanitaria", con la prossima manovra, sarà tra i più delicati.

Anche perché c'è un altro osservato speciale: la spesa farmaceutica. Che, non a caso, ieri pomeriggio è stato al centro di un incontro a Palazzo Chigi, richiesto già a luglio dalle industrie farmaceutiche: da una parte il premier Silvio Berlusconi, il sottosegretario alla presidenza, Gianni Letta, i ministri della Salute e delle Attività produttive, Girolamo Sirchia e Antonio Marzano, e il sottosegretario all'Economia, Giuseppe Vegas; dall'altra, una delegazione dei vertici di Farmindustria. E nelle stesse ore il premier ha anche incontrato lo stesso ministro Siniscalco.

Sul piatto, i problemi da tempo sollevati dalle industrie: il tetto di spesa (13% del totale Ssn) insufficiente, le misure antideficit a carico delle imprese, i prezzi dei farmaci C, la promotion. Prove di dialogo, insomma, ed eventualmente di pianificazione della politica di settore. Tanto più in vista della manovra 2005 e di quelle misure che l'Aifa (la nuova Agenzia del farmaco) potrebbe assumere se la spesa a fine anno restasse ai livelli dei primi sette mesi dell'anno (+10,5%).

Le proposte di Sirchia sono state illustrate ieri agli assessori regionali. Sul fronte dell'incremento dei fondi 2005, peraltro, le Regioni sono scettiche: insistono per avere non 6-7, ma ben 10 miliardi in più rispetto al 2004. Tanto che gli 86-87 miliardi proposti Sirchia, sono più o meno pari alla spesa finale del 2004. Senza dimenticare, poi, che le Regioni battono cassa anche per gli immigrati (partita che vale quasi 800 milioni) e per la copertura di contratti e convenzioni (altri 2,9 miliardi). Partita apertissima, dunque. Che potrebbe contenere anche il rifinanziamento degli investimenti per 6 miliardi in tre anni (dedicati soprattutto al rinnovo tecnologico). E interventi straordinari per le Regioni in difficoltà: Sirchia pensa ai poteri sostituivi dello Stato per le Regioni in crisi, ma i governatori non ci stanno.

Sul fronte fiscale della manovra, trova conferma l'ipotesi che per coprire una parte degli sgravi in programma per il 2005 (circa 6 miliardi) si ricorra al gettito che si auspica proverrà dalla lotta all'evasione, in particolare attraverso l'aggiornamento degli studi di settore. Torna a circolare l'ipotesi di una possibile riapertura del condono tombale al 2003, come avvenuto lo scorso anno per il 2002.

Ipotesi respinta dall'Economia. E in ogni caso, nulla sarà deciso prima della fine di ottobre, termine ultimo per la dichiarazione dei redditi. Se ne potrebbe riparlare in sede di discussione parlamentare della Finanziaria, e comunque - si fa osservare in ambienti dell'Economia - appare arduo ipotizzare una misura del genere, quando il Governo si è impegnato a sostituire il gettito delle una tantum con entrate a carattere permanente. In campo sindacale, la Fiom ha chiesto di proclamare in tempi rapidi uno sciopero generale contro la Finanziaria perchè «prefigura tagli pesanti».

 


FnomCeo: sulla spesa farmaceutica serve la collaborazione di tutti

 

"Non c'è dubbio che si possa, con la collaborazione di tutti i protagonisti del settore sanitario e farmaceutico, perseguire la logica del risparmio senza per questo penalizzare il livello delle prestazioni e la tutela del paziente. Il timore, però, è che l'alternativa a una rigida politica di controllo della spesa farmaceutica, soprattutto a carico dei medici, possa promuovere un incontrollabile ricorso ai ricoveri ospedalieri, soprattutto in quelle regioni dove non sono in vigore i ticket. Pertanto ben venga un più massiccio ricorso ai farmaci generici e a interventi mirati a eliminare quelle anomalie esistenti tra i prezzi di prodotti omogenei inseriti nel prontuario terapeutico, redatto certamente non dai medici".

Così il presidente della FnomCeo, Giuseppe del Barone, interviene all'indomani della diffusione dei dati Federfarma sull'aumento della spesa farmaceutica, pari al 10,5% nei primi 7 mesi del 2004. "Entrando nel merito delle prescrizioni e quindi nell'attività del medico - commenta Del Barone in una nota - è bene ricordare che quest'ultimo prescrive secondo scienza e coscienza, che il suo ambulatorio è un luogo di sofferenza e non di promozione di beni di consumo e che l'ampia propaganda scientifica spinge giustamente il cittadino, sempre più attento alla propria salute, a richiedere terapie innovative e di ultima generazione, con conseguente aumento dei costi per l'assistenza farmaceutica. D'altronde è proprio grazie all'evoluzione della medicina nel suo insieme che le aspettative di vita sono salite a 84 anni per le donne e a 78 per gli uomini".

"Tuttavia la responsabilità del controllo della spesa - aggiunge - è demandata alle Regioni e, in ogni caso, non si comprende perché dal monitoraggio suggerito da Federfarma (controllo medico per medico, e paziente per paziente), vengano escluse le farmacie, alcune delle quali non sono esenti da atteggiamenti mirati a consigliare e promuovere farmaci più costosi. Condivido quindi la necessità di attivare un percorso informativo che faccia perno su tutte le categorie interessate (amministratori, farmacisti, medici, industria) anche per una equa ridistribuzione delle responsabilità, nel rispetto delle regole vigenti sul prontuario, note Cuf e appropriatezza prescrittiva, norme purtroppo non seguite da tutti, a evitare che esistano angeli (i farmacisti) e diavoli (i medici). Tenendo sempre presente che il protagonista nella difesa della salute è e rimarrà sempre il malato".