9 settembre 2005
Neogovernatori prudenti sui ticket
di Roberto Turno (da Il Sole-24 Ore)

Sarà anche vero, come dice il Cer, che i ticket non bastano a mettere la museruola alla spesa per i farmaci a carico dello Stato. E sicuramente in molte delle Regioni che nel 2002 hanno deciso di non riportarli in vita, il governo della spesa è stato realizzato con più successo.

E tuttavia, vinte le elezioni, i neo governatori di centro-sinistra hanno capito che è necessario muoversi con i piedi di piombo prima di cancellare i ticket restaurati dai loro predecessori di centro-destra. La promessa pre-elettorale di azzerare i ticket, infatti, è in grandissima parte ancora solo una promessa.

Solo la Calabria ha passato un colpo di spugna sui ticket, mentre in Puglia da ottobre scatta un aumento di esenzioni per 600mila cittadini. In Liguria, Piemonte, Veneto, Lazio, Molise, Sicilia e a Bolzano tutto è ancora fermo. Spiegazione ufficiale: stiamo facendo i conti e i programmi. Ma manterremo gli impegni.

Una cautela d’obbligo, considerate le ristrettezze di bilancio in cui versa il Ssn. Con le incertezze finanziarie di un 2006 che per il Ssn rischia di partire con una sottostima di almeno 5 mld, valore pari al rosso già stimato per il 2005. Insomma, prima di cancellare i ticket i neogovernatori ci pensano mille volte. Anche se - le elezioni sono alle porte - sarà difficile non tenere in qualche modo fede alla promessa. Magari con interventi diluiti nel tempo. Come avviene da tempo anche nelle Regioni in mano al centro-destra: dove la bandiera del ticket resiste, ma sventolata morbidamente, grazie alla generosità nel concedere le esenzioni. Spesso totali.

Ticket amati-odiati. Ma i ticket sono la misura giusta e necessaria per frenare la crescita della spesa di settore? Il rapporto del Cer (si veda «Il Sole-24 Ore» di ieri) - secondo cui i ticket non sono stati il vero freno alla spesa e d’altra parte le politiche migliori sono state realizzate nelle Regioni senza co-payment - ha riaperto una discussione antica. Sfatando un luogo comune - senza ticket non si governa la farmaceutica - che sembrava ormai indiscusso.

Enrico Rossi, assessore in Toscana e coordinatore degli assessori alla Sanità, è assolutamente d’accordo col Cer: «Nelle Regioni dove è stato reintrodotto, il ticket ha avuto un effetto di rallentamento i primi tempi, poi c’è stato un aumento della spesa. Non sono pochi euro a fare la differenza su consumi e comportamenti prescrittivi.

La verità è che il ticket diventa un finanziamento indiretto alla sanità in generale. E rischia di diventare una tassa sulla malattia». Il "che fare" è presto detto: «Controllo dei consumi, comportamenti prescrittivi finalizzati all’appropriatezza, distribuzione diretta, accordi con i medici, massimo controllo del marketing e del co-marketing delle industrie: noi abbiamo scelto questa strada - aggiunge Rossi - e continueremo a seguirla».

Tesi condivisa da Giovanni Bissoni (Emilia Romagna): «Chi ha rimesso i ticket, non ha usato altri strumenti. E così il ticket diventa un boomerang».

Più di un dubbio, ma non senza sfumature, lo nutre ora anche Rocco Palese, medico ed ex assessore al bilancio in Puglia ma vero uomo-ombra della sanità con Raffaele Fitto: «Abbiamo fatto il delisting, ma non bastava. Abbiamo messo i ticket, e non sono bastati: danno ottimi risultati i primi mesi, poi il sistema trova il modo di "riaggiustarsi". E la spesa riprende a crescere», ammette oggi. «Certo, i ticket da soli non bastano. C’è il problema dell’appropriatezza e del marketing delle imprese.

E poi quelle che qualcuno chiamava le "Regioni canaglia" - Lazio, Puglia, Calabria, Sicilia e Campania - sembrano ingovernabili. Bisogna educare cittadini e medici. Il farmaco non è una merce qualsiasi». Già, ma ora Vendola vuole fare piazza pulita dei ticket: «Così - chiosa Palese - avevano capito i 4 milioni di pugliesi prima delle elezioni. Ma è stato deciso solo l’aumento delle esenzioni: non pagheranno 2 milioni di cittadini, 600mila in più di prima». Metà Puglia non paga.

Anche i farmacisti cavalcano l’onda del no-ticket. «Se da una parte non è una misura capace di far quadrare i conti della farmaceutica, non appare neppure uno strumento equo in quanto colpisce il cittadino in un momento di fragilità», sostiene Franco Caprino, segretario nazionale di Federfarma. Che aggiunge: «Sono più efficaci il prezzo di riferimento e la sostituzione da parte del farmacista del farmaco più costoso: non penalizzano i malati, liberano risorse per l’innovazione, contemperano l’esigenza di introdurre concorrenza con la necessità di tenere sotto controllo la spesa».

Tutti contro i ticket, dunque? Non esattamente. Molto attento alle sfumature è il presidente di Farmindustria, Sergio Dompé: «La spesa va gestita con estrema attenzione e competenza. Che il ticket, da solo, non basti, è vero. Ma non vorrei che passasse l’idea che il ticket va evitato. Certo, ha un effetto psicologico soprattutto nel primo periodo di applicazione. Ma ha avuto, e ha, una funzione calmieratrice importante».

La parola d’ordine, allora, è una: concertazione. «Il controllo della spesa è interesse di tutti. Per questo - conclude Dompé - dobbiamo stare tutti, tutte le parti, dalla stessa parte del tavolo. Se evito gli sprechi, ci saranno più opportunità per gli assistiti. E le imprese, ma tutto il Paese, guadagnano spazi per la ricerca e per gli investimenti».