Con la manovra arriva il taglio delle liste d'attesa
di Roberto Turno (da Il Sole-24 Ore)

Partita aperta fino all'ultimo sui fondi per la Sanità nel 2006, che comunque favoriranno solo le Regioni con i conti in ordine. E possibile varo di due misure caldeggiate dal ministro della Salute, Francesco Storace: il taglio delle liste d'attesa negli ospedali e il pacchetto sui farmaci, a cominciare dagli accordi di programma con le industrie farmaceutiche.

Nel cantiere a cielo aperto della manovra 2006, Storace continua a tenere fermo il punto sulle risorse finanziarie, contando di arrivare almeno a 93 mld, circa 2,6 in meno del tendenziale ma più di quanto previsto l'anno scorso.

Con la possibilità però di sbloccare i quasi 12 miliardi di vecchi fondi ( 2002 2004) rimasti in sospeso col congelamento del Dlgs sul federalismo fiscale.
Resta il fatto che nella bozza all'esame ieri della maggioranza, la proposta dell'Economia era di incrementare i fondi di 1 mld l'anno - dunque, meno di 93 mld - vincolando però le assegnazioni all'entità dei disavanzi accertati.
Con altri 2 mld di vecchi ripiani, ancorati però al taglio delle lste d'attesa entro marzo 2006 e all'intesa sul Piano sanitario 2006 2008.

Altro rebus che Storace vuole assolutamente risolvere, e sul quale ieri ha fatto pressing su Tremonti, è quello delle risorse da assegnare al suo ministero. Da un lato, infatti, il ministro teme che con l'abolizione del tetto del 2% possano arrivare per il suo dicastero tagli ben più significativi. Dall'altro, sembra che ieri sera mancassero all'appello risorse per la ricerca ( 345 mln), per gli specializzandi ( 300 mln) e per i danneggiati da vaccinazioni obbligatorie ( circa 200 mln). Per non dire del rischio di ridurre drasticamente le dotazioni per l'edilizia sanitaria rispetto ai 3 mld programmati.

Per quanto riguarda liste d'attesa e farmaci, è stato il sottosegretario alla Salute, Cesare Cursi, ad annunciare ieri il via libera di Palazzo Chigi. Le misure anti code per accelerare la concessione delle prestazioni sanitarie, prevedono centri unici di prenotazione regionale, l'abbandono delle " liste chiuse", l'obbligo in caso di ritardo di garantire la prestazioni gratuita in libera professione ( sarebbe a carico della Asl di appartenenza).

Altra carta sponsorizzata dal ministero della Salute sono gli accordi di programma con le industrie farmaceutiche. « Uno strumento innovativo di partecipazione tra pubblico e privato » , ha affermato Cursi: in sostanza le imprese, a fonte di un impegno a investire in in Italia, otterrebbero un premio di prezzo.

La possibilità iniziale era di aggiungere una quota ( lo 0,5%) al tetto sulla farmaceutica del 13 per cento. Sempreché le dotazioni da parte dell'Economia siano sufficienti, visto che circola sempre l'ipotesi che, aumentando le risorse complessive per il Ssn, lo stesso tetto sui farmaci possa subire decurtazioni. Anche per questo sul tavolo del Governo è aperta l'ipotesi che sia su liste d'attesa che sui farmaci si deciderà col maxi emendamento in Parlamento. Nel complesso sale a 93 mld la dotazione per il 2006

Finanziaria: stangata del 6,7% per gli Enti locali
di Roberto Turno (da Il Sole-24 Ore)

Una stangata almeno da 3 miliardi. Per Regioni e Comuni sarà una Finanziaria amara. Con un taglio del 6,7% ai trasferimenti, ha messo in guardia ieri il Governo nel summit serale a Palazzo Chigi con le autonomie locali.

Un taglio che, però, secondo le prime interpretazioni di sindaci e governatori, potrebbe sfiorare il 10% dei loro bilanci.

Anche se apparentemente senza toccare la sanità, la spesa sociale e quella per il personale, ha voluto puntualizzare il ministro Giulio Tremonti senza peraltro incassare in alcun modo la "benevolenza" degli enti locali. Che, infatti, non hanno assolutamente compreso il contorno della manovra che il Governo sta per varare nei loro confronti.

Il risultato dell'incontro di ieri è stato così assolutamente interlocutorio: mai convocati sulla Finanziaria e sull'intesa riguardo ai suoi contenuti, gli enti locali hanno deciso di spostare più in avanti il vero confronto col Governo. Di qui la richiesta di un « tavolo » per la messa a punto, già ora, di un maxi emendamento una volta che la Finanziaria arriverà in Parlamento. Insomma, tutto rinviato.

Sperando in tempi migliori. Una richiesta, quella del « tavolo » , che Tremonti avrebbe giudicato « positiva, interessante e affascinante » , dicendosi disposto a sottoporla al Consiglio dei ministri.

La scure sulla spesa locale dovrebbe avere un parziale correttivo rispetto a uno dei problemi da tempo lamentati da Regioni, Comuni e Province: gli investimenti. Per i quali è prevista una non meglio precisata « flessibilità » , ha detto il ministro dell'Economia.

Resta da vedere fin dove si spingerà l'apertura fatta ieri dal Governo: la richiesta delle autonomie locali è infatti di escludere dal patto di stabilità la spesa per investimenti e quella per la realizzazione di programmi comunitari. E, insieme, di restituire a Regioni e Comuni la possibilità di fare ricorso all'indebitamento per erogare alle famiglie e alle imprese contributi per gli investimenti.

Un punto strategico, questo, che fa parte dell'accordo stipulato dai governatori con Confindustria la settimana scorsa nel piano di rilancio dell'economia. Fatto sta che la proposta del Governo sarebbe di portare il tetto sugli investimenti dal 2 al 4 per cento. Assai meno di quanto richiesto.
Note non meno dolci, d'altra parte, arrivano anche da sanità e spesa sociale.

Per quanto riguarda la spesa sanitaria, l'ipotesi del Governo sarebbe quella di un Fondo da 92 mld, al di sotto di 3 mld del tendenziale 2006 indicato dal Dpef e addirittura dei 93,5 mld che rappresenta l'ipotesi minima del ministero della Salute. Senza dire della partita a scacchi ancora irrisolta della spesa sociale che finora nel 2005 non ha permesso il 50% dei trasferimenti pattuiti.

«Siamo davanti a dati aleatori e poco chiari. Mentre è chiaro che si vuole assestare un colpo alle autonomie locali, senza però individuare la direzione di marcia per la ripresa - ha detto il rappresentante dei governatori, Vasco Errani ( Emilia Romagna) -. Ma in questo modo non si affrontano i nodi strategici, dal Mezzogiorno all'innovazione, che per noi sono decisivi.
Siamo pronti a fare la nostra parte, anche contro gli sprechi, ma decidendo insieme. Il punto è capire se il Governo davvero vuole affrontare questa sfida» .

Non meno duri Comuni e Province. « Siamo molto preoccupati. Non sappiamo ancora a quanto ammonteranno i tagli, ma temiamo che arriveranno al 10% e si ripercuoteranno pesantemente sulla vita dei cittadini », è sicuro il sindaco di Firenze e presidente dell'Anci, Leonardo Domenici.

Tranchant il presidente della provincia di Roma, Enrico Gasbarra: « Il ministro Tremonti ha scatenato contro di noi un uragano finanziario » .

Storace: liste d'attesa nella manovra

Il capitolo Sanità della Finanziaria prevedrà norme per migliorare le liste di attesa dei pazienti, con l' attivazione di centri di prenotazione unici a livello regionale, l' apertura di liste bloccate e anche forme di rimborso per i cittadini che si dovessero trovare a pagare servizi sanitari per evitare liste troppo lunghe.

A delineare l'intervento è stato il ministro per la Sanità, Francesco Storace al termine dell' incontro di ieri sera Governo-Parti sociali a Palazzo Chigi. «Le regioni avranno più risorse - ha detto Storace - e a queste si aggiungeranno i fondi del federalismo e dei contratti. Chiederemo in cambio un impegno sulle liste di attesa».


In particolare - ha spiegato il ministro - si agevolerà la nascita di Cup, i centri di prenotazione unici a livello regionale, e contemporaneamente si vieterà di mettere limiti temporali alle liste (saranno possibili deroghe solo in accordo con le associazioni dei consumatori). Il parametro delle liste di attesa, inoltre, sarà parte integrante delle valutazione dei livelli di assistenza e ci saranno apposite commissioni di controllo. «Sono poi previste forme di ristoro - ha affermato il ministro - se le lista è troppo lunga»

Resistenze farmacologiche: salita del 12% quella ai virus influenzali

Aumentate le resistenze farmacologiche tra i virus influenzali. A rivelarlo è il più vasto studio mai condotto sull'argomento dal virologo Rick Bright, dei Centers for Disease Contrcol and Prevention di Atlanta. La ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Lancet, ha esaminato 7mila campioni di virus estratti da pazienti in tutto il mondo e si è potuto constatare il forte incremento delle stesse negli ultimi dieci anni circa.

Dalla metà degli anni ’90 ad oggi la frequenza della resistenza a amantadina e rimantadina è passata dagli 0-4% del 1994-1995 al 12,3% del 2003-2004 ma è alle soglie del 70% in certi paesi asiatici dove peraltro fino al 2003 è stato isolato il 61% dei ceppi influenzali farmacoresistenti. Amantadina e rimantadina sono due farmaci antivirali efficaci nella profilassi contro i virus influenzali A ma non contro l'influenza B e, usati da oltre 30 anni. “Con l'aumento della frequenza di resistenze qui evidenziato ha riferito Bright- l'uso di amantadina e rimantadina probabilmente non sarà più efficace per trattamento e profilassi in caso dell'esplosione di una pandemia influenzale”.

Solo il 2% dei casi di HCV è in terapia

L'epatite C è un'epidemia sommersa che in Italia riguarda non meno di 1,5-2 milioni di persone e solo il 2% dei casi stimati di infezione da virus HCV è in terapia. La malattia è del resto asintomatica e può restare silente per 30-40 anni prima di sfociare in cirrosi (avviene nel 15% dei casi) e, nei casi più gravi, in epatocarcinoma (4-5%), patologie indotte dal virus per cui si contano ogni anno circa 11 mila decessi nel nostro Paese.

E se 8 italiani su 10 gli italiani dicono di conoscere l'epatite C, solo il 50% sa che da questa infezione virale si può guarire. Il trattamento a base di peginterferone alfa-2a e di ribavirina “si è dimostrato efficace nell'eliminare dal sangue il virus- ha spiegato Mario Angelico, professore di gastroenterologia all'università di Roma Tor Vergata - e di fatto guarire in media il 66% dei casi, con punte dell'80% nelle forme più facili da curare”. Attualmente è in corso un vivo dibattito tra gli esperti per valutare l'opportunità di eventuali screening sulla popolazione e per identificare e mettere a punto nuove linee guida per la cura. L'esigenza è emersa in questi ultimi anni anche alla luce della scoperta di casi di epatite C conclamata, a fronte di valori ritenuti nella norma per indicatori del sangue (le transaminasi): il danno al fegato dovuto al virus è infatti risultato in alcuni casi g ià avanzato.

Medici di famiglia scendono in campo nella lotta all’alcolismo

Annunciata la firma di un protocollo di collaborazione tra la Fimmg e l’Associazione alcolisti anonimi, nel corso del XXI raduno nazionale che si è svolto recentemente a Rimini.
Al raduno hanno partecipato molte personalità del mondo medico e giornalistico, che hanno esposto il proprio punto di vista su un argomento ormai all’attenzione di tutti i professionisti della sanità e che vede rinnovato l’impegno della categoria medica nella lotta all’alcolismo.
I medici di famiglia possono essere i primi interlocutori ad affrontare il problema dell’alcolismo e hanno la possibilità di intervenire sugli nella fase iniziale della malattia, risparmiando loro almeno 10 anni di sofferenze, perché conoscono meglio di chiunque altro la realtà dei singoli casi e delle famiglie italiane. Non solo perché i medici di medicina generale possono utilizzare le migliori forme di intervento messe a disposizione sia dal mondo scientifico che da quello dell’auto aiuto.