
Elettroshock riabilitato dalle ricerche
Una metanalisi sostiene l'uso della terapia nel trattamento della depressione
Il reset generalizzato delle correnti cerebrali innescato dall'elettroshock è un buon modo per curare i depressi. Migliore dei farmaci. Potrebbe sembrare la citazione di uno degli articoli ripubblicati in una delle tante serie oggi in voga e intitolate "Cent'anni fa..."; invece è il risultato principale di una metanalisi pubblicata sul numero di Lancet che porta la data 8 marzo 2003.
Qualche tempo fa, uno studio che appoggiasse in modo tanto palese l'uso dell'elettroshock sarebbe parso poco politically correct, come si dice. E' naturale, quindi, prima ancora di leggere l'articolo, cercare di inquadrare la provenienza di tali affermazioni.
La rivista, Lancet: autorevole e seria.
Gli autori, una sigla: UK ECT Review Group, ossia Gruppo britannico per la revisione dell'elettroshock, fa capo a John Geddes, professore di psichiatria all'Università di Oxford; gli altri membri, una dozzina, lavorano chi nella medesima università di Geddes, chi in quella di Birmingham, chi all'ospedale reale di Edimburgo; un paio fanno parte del Centre for Evidence Based Mental Health dell'Università di Oxford.
I metodi: lo studio si basa sull'analisi sia di trial randomizzati e controllati, sia di studi osservazionali (per quanto concerne i dati mortalità e l'analisi post mortem del tessuto cerebrale), ottenuti da alcuni dei più autorevoli database disponibili (Cochrane collaboration, Biological Abstracts, CINHAL, EMBASE, LILACS, Medline, PsycInfo, SIGLE).
Rivista, autori e metodi danno ottime garanzie di serietà: non ci si trova certo di fronte all'affermazione di qualche outsider.
Scopo dello studio, dichiarano gli autori, è capire se l'uso dell'elettroshock può essere utile nella cura della depressione, se è meglio o peggio delle terapie farmacologiche e se è associato a qualche danno delle funzioni cognitive o a una maggiore mortalità.
Ebbene, la metanalisi dei dati raccolti in merito agli esiti a breve termine dei diversi trattamenti analizzati prova la maggiore efficacia dell'elettroshock reale rispetto a quello simulato (uguale in tutto e per tutto, anestetici compresi, tranne che per la mancanza della scossa elettrica); ma, soprattutto, dimostra la maggiore efficacia del trattamento elettroconvulsivante rispetto alle terapie farmacologiche. Non solo: proverebbe anche la superiorità dell'ECT bilaterale rispetto a quello unipolare, in cui cioè a essere stimolato è solo uno dei due emisferi. Infine, tanto più forte la scossa, tanto più efficace sarebbe il trattamento.
Ma quale parametro è stato preso in considerazione per definire l'efficacia dell'elettroshock? Essenzialmente, la valutazione dei sintomi secondo la scala di Hamilton. Per quanto concerne gli effetti sulle abilità cognitive, invece, solo una minoranza dei trial analizzati fornisce questo tipo di informazioni: uno su sei nel braccio che paragona ECT reale e simulato, due su 18 in quello che confronta ECT e farmaci.
A questo punto vale forse la pena di sottolineare alcuni dettagli metodologici. Per esempio, l'ampiezza e la qualità del campione preso in esame. Gli stessi autori ammettono che "molti dei trial analizzati erano vecchi e la maggior parte di piccole dimensioni". In termini di numeri, i 18 trial utilizzati per valutare l'effetto dell'elettroshock contro la terapia farmacologica comprendono in totale 1.144 partecipanti, ai sei trial usati per confrontare i risultati dell'ECT reale contro quello simulato hanno preso parte 256 pazienti.
Non solo, non essendo disponibili dati di follow up a lungo termine, la grande maggioranza delle valutazioni di efficacia sono relative a risultati a breve termine, in genere immediatamente successivi alla somministrazione di cicli di elettroshock.
Ebbene, sulla base di risultati come questi gli autori d'oltremanica sostengono che l'"elettroshock è un trattamento efficace per pazienti adulti che soffrono di depressione". Affermano inoltre che: "l'elettroshock è probabilmente più efficace della terapia farmacologica", "l'ECT bilaterale è moderatamente più efficace di quello unilaterale" e "alte dosi sono più efficaci di dosi basse".
Concludono allora che "ci sono prove ragionevoli per sostenere l'uso dell'elettroshock". "Negli anni settanta" argomentano "le maggiori perplessità riguardavano l'efficacia della tecnica in sé. più recentemente ci si è concentrati sulla dose e sul sito di somministrazione dello shock. L' elettroshock rimane un'opzione terapeutica importante nel trattamento della depressione grave".
| messo in rete
il 25.03.2003 da Fimmg sezione web di Taranto |