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| Scoperta all’Università di Pittsburgh una proteina
espressa dalle cellule prostatiche maligne che consente di individuare il tumore
addirittura prima della biopsia 12 marzo 2004 - Si chiama Epca la proteina che può anticipare la scoperta del cancro prostatico anche di 5 anni rispetto agli attuali standard diagnostici. Parola di Robert Getzenberg professore di urologia alla Scuola di medicina dell’Università di Pittsburgh e autore di uno studio pubblicato sul numero di questo mese del Journal of Urology. “Il test per l’Epca va ad aggiungersi al corrente armamentario diagnostico a disposizione nei pazienti con riscontro occasionale di elevato Psa dice il ricercatore statunitense. "Uno dei problemi del Psa come marcatore neoplastico è che i suoi livelli fluttuano, rendendo difficile una diagnosi certa senza ricorrere a esami invasivi come la biopsia prostatica. Ma con il dosaggio dell’ Epca nei casi di Psa elevato potremmo diagnosticare il cancro prima di usare la biopsia, risparmiando al paziente lo stress dell’incertezza e anticipando il trattamento”. Nel suo studio Getzenberg ha messo a punto anticorpi specifici contro l’Epca, una proteina prodotta dalle cellule prostatiche maligne, usando poi il test per scoprire la presenza di neoplasia su una serie di biopsie prostatiche. “Nei campioni negativi dei pazienti in cui si è poi sviluppato il tumore la proteina era presente, mentre in quelli negativi di persone rimaste sane l’Epca non c’era” conclude il ricercatore, che aggiunge: “Uno studio multicentrico è attualmente in corso per verificare meglio l’utilità della proteina come marcatore neoplastico test nel cancro della prostata”. |