La prevenzione del cancro del colon-retto

 

 

Pellecchia A., De Ceglie A., Scotto F.

U.O.  di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva IRCCS-Ospedale Oncologico

 Bari - e-mail antonio_pellecchia@hotmail.com

 

 

Il carcinoma del colon-retto (CCR) è fra le neoplasie a più elevata morbosità e mortalità, rappresentando la seconda causa di morte per tumore nel mondo e la sua incidenza è inferiore solo a quella del cancro del polmone nell’uomo e della mammella nella donna(1).

Nei Paesi industrializzati presenta un’incidenza cumulativa del 5% ed una mortalità complessiva del 60%. In Italia sono circa 30000/anno i soggetti che si ammalano di CCR, ed è responsabile del 10% circa delle morti per cancro negli uomini e del 14% circa delle morti per cancro nelle donne. L’incidenza è variabile da regione a regione ed i tassi più elevati di carcinoma colo-rettale si registrano nel Centro-Nord del Paese.

I fattori di  “rischio generico” per lo sviluppo del CCR sono:

·        l’età avanzata;

·        la dieta ricca di grassi saturi e povera di fibre;

·        un ridotto apporto di vitamine antiossidanti (A,C,E) e di microelementi come il selenio;

·        l’ eccessiva assunzione di alcool;

·        la vita sedentaria.

I fattori di “rischio aumentato” sono :

·        la familiarità per cancro del colon-retto;

·        i soggetti affetti da malattie infiammatorie croniche intestinali (quali morbo di Crohn che presentano un rischio del 5-10% e colite ulcerosa per i quali il rischio di sviluppare un CCR aumenta al 34% se si tratta di forme di pancolite datate da oltre 30 anni).

·        Anamnesi personale di poliposi del colon.

Per il CCR è possibile attuare sia un programma di prevenzione primaria che un programma di prevenzione secondaria, laddove per “prevenzione primaria” si deve intendere “l’individuazione e la modificazione di fattori genetici ed ambientali alla base dello sviluppo della neoplasia”, mentre la “prevenzione secondaria” è “l’individuazione ed il trattamento radicale delle lesioni premaligne esistenti”.

Per il carcinoma del colon-retto vanno intesi come interventi di prevenzione primaria quelli volti a modificare le abitudini dietetiche e di vita della popolazione generale. Le linee guida stipulate in tal senso consigliano di:

·        Ridurre l’assunzione dei grassi a meno del 30% dell’apporto calorico totale;

·        assumere gli omega-3 acidi grassi ( acidi grassi polinsaturi);

·        assumere una dieta varia che includa verdura, frutta e cereali;

·        assicurare un apporto di fibre di 25-30 grammi per giorno;

·        evitare l’obesità.

La prevenzione secondaria consiste per il CCR nel riconoscimento delle lesioni premaligne e nella loro eradicazione. Infatti la caratteristica del CCR è quella di essere preceduto dall’insorgenza di polipi adenomatosi considerati come lesioni premaligne, la cui rimozione può prevenire l’insorgenza del carcinoma come dimostrato da National Polyp Study.

Ma l’attuazione della prevenzione secondaria richiede l’individuazione dei soggetti a rischio mediante l’applicazione di programmi di screening o sorveglianza, sia nell’ambito della popolazione generale a rischio generico che nell’ambito della popolazione a rischio aumentato.

Nell’ambito della popolazione generale ci sono fattori di rischio quale l’età che non possono essere modificati dalla prevenzione primaria: il rischio di ammalarsi di CCR nel corso della vita va da 3,5 a 6% nella popolazione generale costituita da soggetti a rischio generico.

Tra questi ultimi insorge circa il 75% dei casi di CCR, con un’incidenza che aumenta con l’aumentare dell’età a partire dai 40-50 anni, mentre il rimanente 25% dei casi di CCR insorge nei soggetti a rischio aumentato (moderato o elevato).

Tra i soggetti a rischio moderato rientrano i familiari di 1° grado dei pazienti ammalati di CCR, per i quali il rischio di contrarre essi stessi un CCR è aumentato di 2-3 volte rispetto alla popolazione generale se il familiare affetto da CCR è unico, mentre il rischio aumenta a 3-4 volte se i familiari di 1° grado malati sono due.

I familiari di 2° e 3° grado di un unico paziente affetto da CCR hanno un rischio di 1,5 volte maggiore rispetto alla popolazione generale, mentre il rischio aumenta a 2-3 volte se i parenti malati sono 2.

Inoltre nei familiari di 1° grado dei pazienti portatori di CCR la patologia insorge più precocemente ed il rischio relativo di ammalarsi di CCR aumenta di 3 volte rispetto alla popolazione generale se nel familiare malato si è avuta l’insorgenza del  tumore o dell’adenoma prima dei 60 anni.

A rischio elevato infine sono:

·        i membri di famiglie con cancro colo-rettale ereditario non poliposico (HNPCC= Hereditary Non Polyposis Colorectal Cancer, ossia una malattia ereditaria a trasmissione autosomica dominante) per i quali il rischio è superiore all’80%;

·        i soggetti con poliposi adenomatosa familiare (FAP= malattia ereditaria trasmessa per via autosomica dominante, caratterizzata dalla presenza di centinaia di polipi ademomatosi nel grosso intestino) per i quali si calcola un rischio del 100%;

·        le Sindromi di Gardner, di Turcot e le sindromi ereditarie non poliposiche, quali la Sindrome di Lynch.

Questi ultimi soggetti rappresentano tuttavia la minoranza della popolazione, in essi è presente una maggiore sensibilità ai controlli e vi è la possibilità di eseguire test genetici.

Lo screening è pertanto rivolto ai soggetti a rischio generico che rappresentano la maggior parte della popolazione e a quelli a rischio moderato.

Per screening si deve intendere lo studio di una popolazione sana, senza segni o sintomi di malattia, al fine di identificare gli individui che hanno una maggiore probabilità di essere portatori di cancro o polipi adenomatosi.

L’attuazione di un programma di screening nella prevenzione del tumore del colon-retto è giustificata dal momento che il CCR è una patologia frequente e dotata di elevata morbilità e mortalità; i test di screening disponibili si sono dimostrati efficaci nella selezione dei pazienti a rischio o già portatori di patologia ma ad uno stadio precoce, l’asportazione dei polipi adenomatosi interrompe la sequenza polipo-cancro, riducendo pertanto l’incidenza del CCR, mentre la diagnosi precoce del tumore ne riduce la mortalità; infine il beneficio che ne deriva dalla diagnosi precoce del tumore e dalla riduzione della mortalità, supera nettamente i costi dei test utilizzati per lo screening(2).

Sono da considerare metodiche di screening per il CCR :

1.     la ricerca del sangue occulto nelle feci (SOF),

2.     la rettosigmoidoscopia;