Nuovo farmaco antirigetto scoperto a Stanford
In uno studio di Science i primi risultati ottenuti con l'inedito immunosoppressore, promettente anche nella cura delle malattie autoimmuni

31 ottobre 2003 - Un farmaco che impedisce la distruzione degli organi trapiantati senza danneggiare il ricevente? Non è fantascienza, ma quanto descritto in uno studio svolto alla Stanford University e pubblicato oggi su Science. "Il composto interferisce in modo specifico con le cellule immunitarie responsabili del rigetto causando effetti collaterali minmi, almeno negli studi sugli animali di laboratorio" spiega Dominic Borie, coordinatore della ricerca e direttore della sezione di immunologia dei trapianti presso il Dipartimento di chirurgia cardiotoracica dell'ateneo californiano.
Ma il farmaco, chiamato CP-690,550 e prodotto dalla Pfizer, l'azienda che ha finanziato la ricerca di Stanford, sembra efficace anche nell'inibire l'iperattività del sistema immunitario nei pazienti con malattie autoimmuni. "L'immunosoppressore ideale dovrebbe bloccare in modo selettivo il meccanismo immunologico responsabile del rigetto senza però interferire con altre cellule o vie metaboliche" riprende Borie. "E il CP-690,550 va proprio in questa direzione. Il suo successo, infatti, sta nel metodo usato per metterlo a punto: gli immunosoppressori precedenti erano frutto di scoperte casuali, mentre questo è stato progettato a tavolino sulla base delle attuali conoscenze".