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| Combinare bisfosfonati e paratormone nella terapia
delle ossa fragili sortisce nei maschi effetti peggiori di quelli del singolo
farmaco. 22 settembre 2003 - Attaccare l'osteoporosi con cure combinate non ne migliora la prognosi. Questo, almeno, è quanto conclude uno studio svolto al Massachusetts General Hospital che verrà pubblicato sul New England Journal of Medicine del 25 settembre, in concomitanza con il congresso di Minneapolis dell'American Society for Bone and Mineral Research. Dice Joel Finkelstein, endocrinologo e coordinatore dello studio: "Sebbene i dati sulle terapie combinate abbiano dato risultati contrastanti negli animali di laboratorio, ci aspettavamo nell'uomo una maggiore efficacia rispetto al singolo farmaco". E invece è successo il contrario: in un gruppo di maschi con osteoporosi curati per tre anni con alendronato e paratormone la densità ossea era addirittura più bassa di quella misurata in altrettanti coetanei trattati solo con paratormone. "L'alendronato, un farmaco della famiglia dei bisfosfonati, e il paratormone, prodotto dalle paratiroidi, sono entrambi indicati nella cura dell'osteoporosi, malattia che colpisce soprattutto le donne in menopausa, ma può manifestarsi anche negli uomini, specie tra quelli curati con farmaci come il cortisone, che interferiscono con il metabolismo osseo" spiega Finkelstein, che avanza anche un'ipotesi sull'inaspettato effetto della cura combinata. "E' probabile che i due farmaci si ostacolino tra loro" riprende il ricercatore statunitense. "In altre parole, l'effetto antiriassorbitivo dell'alendronato interferisce con quello appositivo del paratormone". Ad ogni buon conto, in attesa di future conferme o smentite dallo studio del Massachusetts General su donne osteoporotiche, per curare le ossa fragili è meglio scegliere l'uno o l'altro dei due trattamenti. |
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